di Caterina Vianello 2 Luglio 2018

Carne al sangue o ben cotta? Sono argomenti importanti. O anche no. Magari dipende dal grado di celebrità di chi li sfoggia.

Venerdì scorso Liz Truss, sottosegretaria al Tesoro nel governo di Sua Maestà, si è lanciata in un’appassionata filippica sulla cottura al sangue nel bel mezzo della sua conferenza alla London School of Economics – che, a meno di improbabili casi di omonimia, non è una trattoria strapaesana con tovaglie a quadretti e fiasco di vino sul tavolo.

“Non mi è mai piaciuto che mi dicessero cosa fare e non capisco perché come consumatrice non posso essere libera –come farei in Francia o negli Stati Uniti– di ordinare un hamburger a media cottura o al sangue”.

[Si chiama reverse searing, è la cottura che rende insuperabile la bistecca]

Il dibbbattito è aperto: è giusto che qualcuno si prenda la briga di scrivere norme sanitarie sconsigliando vivamente di consumare hamburger al sangue o a media cottura, come avviene nel Regno Unito?

Il riferimento è al 2013, quando in Gran Bretagna la cottura è stata regolamentata motivando il provvedimento con la necessità di tutelare i consumatori da una “minaccia per la salute”. Quale? L’Escherichia coli. O meglio, la presenza del batterio responsabile di infezioni gastrointestinali, diarrea, vomito, persino insufficienza renale e morte, nella carne poco cotta.

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Di qui la raccomandazione dell’Agenzia per la sicurezza alimentare inglese, secondo cui gli hamburger vanno cotti bene, anzi, per almeno due minuti la temperatura al cuore della carne deve raggiungere i 70°C. È un consiglio, non una regola, ma i più la applicano.

Al bando quindi le cotture che lasciano la carne al sangue dentro ma ben rosolata all’esterno, i bocconi succosi, la consistenza morbida.

La polemica di Liz Truss ha trovato ampio spazio sulla prima pagina del Times di Londra, che si è schierato dalla parte delle autorità:

[Il segreto del perfetto hamburger? Una formula matematica]

“La risposta alla domanda è che Truss non può scegliere perché il provvedimento serve a proteggerla dal dolore e anche dalla morte”. Il quotidiano ha anche precisato che “negli Stati Uniti, contrariamente a quanto crede la sottosegretaria, gli hamburger vengono serviti ben cotti perché gli americani sono molto più germofobi degli europei e le norme più severe”.

O forse perché le grandi catene di fast food, più che per la salute dei consumatori, si preoccupano delle possibili cause legali che dovrebbero affrontare nel caso in cui un esercito di consumatori venisse contaminato dall’Escherichia Coli.

[Crediti | Times, The Indipendent]