Carne: la Francia ridurrà l’uso dei nitriti nei salumi (ma non li vieterà)

A causa del rischio tumori, la Francia ha deciso di ridurre l'uso dei nitriti nella carne, anzi, nei salumi. Però non ne vieterà l'utilizzo.

salumi

La Francia ha deciso di prendere dei provvedimenti per cercare di ridurre l’uso dei nitriti nei salumi e nella carne dopo che l’agenzia sanitaria nazionale locale (Anses) ha sottolineato che esistevano maggiori rischi di sviluppare tumori.

Tuttavia Parigi ha solamente detto che ne diminuirà l’utilizzo, non che li vieterà del tutto. Per fare ciò verrà ideato un piano d’azione coordinato in modo da ottenere la riduzione o l’eliminazione dell’uso di additivi nitrati in tutti i prodotti alimentari, o meglio, in quelli dove è possibile ridurne l’uso senza impattare sulla salute.

Solitamente i nitriti vengono utilizzati dai produttori in alimenti come i salumi, salsicce e pancetta per aggiungere un po’ di colore, prolungarne la durata e ridurre i rischi collegati a malattie batteriche, fra cui la Salmonella.

Il problema, però, è che un report dell’OMS del 2018 ha collegato i nitriti e nitrati usati come fertilizzanti in agricoltura ad un aumentato rischio di sviluppare tumori del colon-retto se consumati sotto forma di carne lavorata.

All'Osteria Bottega; Bologna; salumi

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Il 12 luglio l’Anses ha poi pubblicato un nuovo rapporto nel quale il consumo di nitriti e nitrati nella carne può provocare anche tumori a ovaie, reni, pancreas e mammella.

Secondo il parlamento francese una riduzione è opportuna, ma non un divieto totale in quanto, sempre secondo l’Anses, il 99% della popolazione francese non ha comunqu superato le dosi giornaliere di assunzione di nitriti o nitrati.

In realtà pare che salumifici e produttori già dal 2016 abbiano iniziato volontariamente a ridurre del 40% le quantità massime di nitriti rispetto a quanto previsto dalle normative europee, quindi non dovrebbero esserci problema. Bisognerà però prestare attenzione al fatto che l’uso di minori quantità di nitriti ridurrà la data di scadenza delle carni lavorate, aumentando così il rischio di Salmonella. Che per alcuni produttori sarebbe anche peggio dell’ipotetico rischio di tumori.