di Manuela 19 Dicembre 2019
salumi

Grazie all’accordo fra Stato-Regioni per quanto riguarda le carni suine trasformate sarà obbligatorio indicare l’origine in etichetta. Finalmente è arrivato il tanto atteso obbligo di etichettatura d’origine su tutti i salumi, legge attesa da almeno il 93% degli italiani. Grazie al decreto voluto anche da Coldiretti, bisognerà ora inserire l’indicazione di provenienza sulle etichette delle carni suine trasformate.

Coldiretti spiega che, tramite questo provvedimento, i produttori dovranno indicare in maniera chiara e leggibile sulle etichette diverse informazioni:

  • Paese di nascita: si tratta di scrivere il nome del paese dove gli animali sono nati
  • Paese di allevamento: bisogna scrivere il nome del paese dove sono stati allevati gli animali
  • Paese di macellazione: in questo caso bisogna indicare il nome del paese dove sono stati macellati gli animali

Nel caso in cui la carne provenisse da maiali nati, allevati e macellati sempre nel medesimo paese, la dicitura sarà abbreviata in “Origine: nome del paese”. Per quanto riguarda la formula “100% italiano” potrà essere usata solamente quando siano rispettate tutte le condizioni del precedente comma, quini con carni provenienti da suini che siano nati, allevati, macellati o trasformati in Italia. Nel caso in cui la carne trasformata provenisse da suini nati, allevati o macellati in uno o più degli Stati dell’Unione Europea o da paesi extraeuropei, ecco che l’indicazione di origine assumerà la forma di “Origine: UE”, “Origine: extra UE” o “Origine: UE e extra UE”.

E’ da anni che Coldiretti si batte per l’etichettatura dei salumi, considerando che tale obbligo è già attivo da diverso tempo per altri prodotti alimentari:

  • 2005: obbligo dell’etichetta di origine per il pollo italiano e latte fresco (obbligo di indicare il paese di mungitura)
  • 2008: obbligo dell’etichetta di origine per la passata di pomodoro
  • 2017: obbligo dell’etichetta di origine per latte e derivati
  • 2018: obbligo dell’etichetta di origine per il grano per la pasta e per il riso; per pelati, polpe, concentrati e altri derivati del pomodoro; per conserve, salse, concentrati e sughi composti almeno per il 50% da derivati del pomodoro

E a livello dell’Unione Europeo? Al momento l’Italia (e altri paesi) stanno cercando di rimandare la legge per tutelare l’etichettatura Made in Italy: secondo Teresa Bellanova la legge che dovrebbe essere approvata a inizio 2020 non è ben strutturata e bisogna farla slittare in modo che venga studiata e formulata meglio.