Una piccola rivoluzione è in atto nel mondo dello Champagne: oggetto del dibattito è quella che in francese è definita “la coiffe”, letteralmente “il berretto”, ossia la capsula in foglio di alluminio che avvolge e copre il tappo e il collo delle preziose bottiglie.
Un elemento da sempre obbligatorio nel confezionamento dello Champagne, fino ad oggi: le richieste dell’Unione Europea per renderlo opzionale sono state recepite anche dalle istituzioni di tutela come il Comité Interprofessionnel des Vins de Champagne, ed ora l’utilizzo o meno della coiffe sarà a discrezione dei singoli produttori.
Una scelta ecologica
Questo cambiamento segue una battaglia legale di due anni con l’Unione Europea, a cui Inizialmente il Comité Champagne si era opposto considerando la coiffe “un segno identificativo inseparabile dallo Champagne”, e che la sua assenza avrebbe potuto portare i consumatori a confondere il prodotto con birra, sidro e persino acqua minerale.
Una posizione non condivisa però da tutti i produttori, i quali appoggiavano la visione ambientalista dell’UE, sottolineando che le capsule, spesso contenenti plastica, contribuivano per lo 0,6% alle emissioni di gas serra della produzione.
La coiffe nacque nel XIX secolo per nascondere il sedimento nel collo delle bottiglie, e allora era prodotta con lo stagno: la sua funzione divenne però superflua dopo l’introduzione del “remuage”, che consiste nel girare le bottiglie per raccogliere il sedimento, e della “degorgiatura”, che lo espelle, rendendola oggi puramente decorativa.
La Champagne è stata la prima regione vinicola francese a valutare la propria impronta carbonica nel 2003, implementando da allora misure per ridurla di almeno il 15%, anche a causa dei cambiamenti climatici che hanno portato a vendemmie anticipate e gelate primaverili.
Un elemento così semplice, e la cui utilità pratica sembra ormai superata, resta comunque al centro di un dibattito che include molti aspetti: per alcuni è una questione di marketing, una componente dell’immagine lussuosa dello Champagne che sarebbe compromessa dalla sua assenza; per altri una questione economica, con le aziende vinicole inglesi che stimano in risparmio nel packaging che andrebbe da 10 a 50 centesimi a bottiglia.
Ma c’è anche chi solleva preoccupazioni igieniche: uno studio CSI e Crealis suggeriva che le capsule fungono da “scudo igienico efficace” contro batteri e muffe, con “intensa crescita” e “colonie diffuse” registrate su bottiglie senza capsula. Inoltre, le capsule potevano rendere più difficile la manomissione delle bottiglie e contrastare i prodotti contraffatti.
Nonostante queste argomentazioni, il Comité Champagne ha ritirato la sua opposizione all’obbligatorietà della coiffe, lasciandosi convincere da una recente ricerca che ha indicato come l’assenza della capsula non avrebbe influito sulle vendite né danneggiato l’immagine dello champagne, e riconoscendo le ragione di circa una trentina di produttori riunitisi in un gruppo chiamato “ça décoiffe”.
Ma quali alternative ci sono alla capsula classica? Si sta sperimentando con spago, carta, o semplicemente con la gabbia nuda. Un cambiamento importante, che Le Parisien considera come “una violazione di un’antica tradizione, forse per una buona causa”.