C’è una speculazione sui raccolti devastati dal caldo?

L'andamento dei prezzi dei prodotti agricoli è paradossale: la merce scarseggia, la spesa è sempre più cara ma gli agricoltori prendono sempre meno soldi, e Coldiretti chiede di intervenire.

C’è una speculazione sui raccolti devastati dal caldo?

L’estate del 2026 sta mettendo a dura prova l’agricoltura italiana: mentre ventisette capoluoghi si ritrovano sotto l’allerta del bollino rosso, le aziende agricole combattono una battaglia quotidiana per salvare i raccolti da temperature estreme che bruciano letteralmente i frutti, rendendoli spesso invendibili sui mercati e costringendo alla chiusura anticipata delle produzioni in serra. Un calo dell’offerta che implica rincari sugli scaffali, ma che vede invece sensibili abbassamenti dei prezzi al produttore, una dinamica che Coldiretti non ha esitato a definire come probabile speculazione.

Meno prodotto, quotazioni più basse, prezzi più alti

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Il paradosso che emerge in queste settimane di crisi è di natura economica oltre che climatica. Nonostante questa minore disponibilità di prodotto causata dai danni meteorologici, i prezzi pagati agli agricoltori stanno subendo un crollo drastico che mette a rischio la sopravvivenza stessa delle imprese. Secondo le analisi della Consulta ortofrutticola della Coldiretti condotte su dati Ismea, le quotazioni alla produzione hanno registrato cali medi del venti per cento, con punte ancora più significative per alcune varietà di stagione. Le albicocche hanno visto il loro valore scendere del 34%, mentre susine, pesche e pere hanno subito flessioni comprese tra il 17% e il 20% rispetto allo scorso anno.

Questa situazione appare ancora più anomala se si osserva l’andamento dei prezzi sugli scaffali dei supermercati, che al contrario risultano in crescita per i consumatori finali. Tale divaricazione suggerisce la presenza di possibili manovre speculative lungo la filiera, spingendo le organizzazioni di categoria a valutare la richiesta di applicazione della legge contro le pratiche sleali. Nel frattempo, la pressione del mercato internazionale si fa sentire con forza, dato che le importazioni di frutta fresca dall’estero sono aumentate del 9% nei primi mesi dell’anno, con un incremento record del 44% per i prodotti provenienti dal continente africano.

Come l’agricoltura rigenerativa può aiutare con il caldo record Come l’agricoltura rigenerativa può aiutare con il caldo record

Il settore ortofrutticolo italiano sta affrontando una trasformazione strutturale preoccupante, segnata dalla scomparsa di circa trentottomila ettari coltivati a frutta e quasi cinquantamila di ortive nell’ultimo decennio. Ai cambiamenti climatici si sommano i danni causati dalle grandinate e dall’invasione di insetti alieni, come la cimice asiatica e la popillia japonica, che ormai rappresentano sfide strutturali per la produzione nazionale. A pesare ulteriormente sui bilanci delle aziende è il rincaro dei costi delle materie prime, in particolare quello del gasolio agricolo, il cui prezzo è tornato a salire vertiginosamente a causa dei conflitti internazionali. Il carburante è vitale non solo per le operazioni di raccolta, ma anche per alimentare i sistemi di irrigazione necessari a contrastare la siccità.

Per rispondere a questa emergenza, la Consulta ortofrutticola di Coldiretti ritiene non più rinviabile l’adozione di un piano strategico nazionale che punti sull’innovazione e sulla resilienza del comparto. Tra le priorità indicate figurano l’accelerazione sulle tecniche di evoluzione assistita e sull’agricoltura di precisione tramite droni e sensori, oltre alla realizzazione di nuove infrastrutture per la raccolta e la gestione delle risorse idriche, così come la garanzia del principio di reciprocità negli scambi internazionali, facendo sì che i prodotti importati rispettino gli stessi standard sanitari, ambientali e sociali imposti ai produttori italiani, tutelando così la qualità del Made in Italy e il reddito di chi lavora la terra.

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