di Cinzia Alfè 16 Luglio 2018

Sentiamo molto parlare di CETA negli ultimi giorni, quello che per Luigi Di Maio è un “trattato scellerato” mentre per altri, come Cesare Baldrighi, presidente del Consorzio per la tutela del Grano Padano, è una “grande opportunità”.

Ma che cos’è il CETA, e perché se ne parla tanto?

La sigla CETA sta per “Comprehensive Economic and Trade Agreement, il trattato di libero scambio tra Canada e Ue entrato in vigore in modo provvisorio il 21 settembre 2017.

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Tra i punti chiave, la tutela di prodotti agroalimentari dalle imitazioni, come nel caso del formaggio francese Roquefort o dell’aceto balsamico di Modena messi sotto tutela con altre 141 indicazioni geografiche europee.

Questa maggioranza lo respingerà”, ha detto il Ministro del Lavoro all’assemblea di Coldiretti. “Se anche uno solo dei funzionari che rappresentano l’Italia all’estero continuerà a difendere trattati scellerati come il CETA, sarà rimosso”, sono state le dure parole di Di Maio, approvate da Coldiretti.

Ma perché un accordo in teoria vantaggioso per il nostro Paese incassa un rifiuto netto da parte del Governo, visto che da quando è in vigore il CETA, stando ai dati di Confindustria, le esportazioni italiane verso il Canada sono aumentate dell’8%?

La risposta è che, per Coldiretti, trattati come il CETA favoriscono le vendite dei prodotti cosiddetti Italian Sounding, specialità fasulle che storpiano parole, colori, immagini e marchi del redditizio Made in Italy, come il famigerato Parmesan.

A sostegno di questa avversione verso l’accordo, Coldiretti diffonde i suoi dati, in genere non un esempio di precisione: “nei primi tre mesi del 2018 sono stati prodotti in Canada 3 milioni di chili di falso Parmigiano Reggiano (Parmesan), 2,3 milioni di ricotta locale, 970mila chili di Provolone taroccato senza dimenticare che ci sono 36,1 milioni di chili di mozzarella e 68mila chili di un non meglio identificato formaggio Friulano”.

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Ma anche stavolta, Baldrighi, il presidente del Consorzio per la tutela del Grano Padano, non è d’accordo.

Ieri ha detto al Corriere che per effetto del CETA il Parmesan messicano commercializzato in Canada non può più utilizzare simboli che richiamino l’Italia, come il tricolore o il Colosseo. E pur avendo introdotto il principio della coesistenza, il trattato ha permesso al Parma italiano di vendere con il marchio Prosciutto di Parma obbligando a scrivere su quello canadese made in Canada.

[Crediti | Corriere della Sera]