di Anna Silveri 8 Febbraio 2019

L’Italia non è il primo paese che venga in mente quando si parla di cacao. Chiedete a uno straniero quale sia il paese che associ alle pregiate fave. Vi dirà la Svizzera, il Belgio, la Francia.

Ciononostante da noi si fa tanto cioccolato e se Perugia contende ad Alba il titolo di capitale della produzione industriale, Torino ambisce al titolo di capoluogo del cioccolato artigianale, come dimostrano i tanti piccoli laboratori sparsi per la città.

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Ma in realtà è un momento amaro per i marchi piemontesi più consolidati.

Il giorno dopo la chiusura di Pernigotti fallisce Peyrano, altra storica attività che ha portato Torino sulla mappa degli appassionati di cioccolato grazie al laboratorio di corso Moncalieri, dopo che a maggio 2018 una parte degli spazi era stata sigillata per il mancato pagamento dell’affitto.

Peyrano non è riuscita a invertire la tendenza degli ultimi anni, arrivando a sommare debiti per cinque milioni di euro. Bocciata anche l’ipotesi di proseguire con il concordato preventivo, dopo alcuni mesi che non hanno portato i risultati sperati e neanche il pagamento degli stipendi che i lavoratori attendevano da mesi.

Mentre il curatore fallimentare lavora all’elenco dei creditori, inizia l’ultima battaglia che –come già nel caso di Pernigotti– riguarda il marchio, il bene di maggior valore.

[Crediti | Mole24]