Cosa spinge a passare la domenica in coda per una fetta di torta

Domenica in un ipermercato di Casalecchio di Reno, vicino Bologna. Nei corridoi si forma una fila di almeno duecento metri. Per cosa? Per la promessa di una fetta di torta

Okay, capisco che la capacità del centro commerciale Gran Reno di Casalecchio di Reno, in provincia di Bologna, di sedurre gli amatissimi sgamatoni che ogni giorno passano qui, su Dissapore, risulti contenuta.

Le cose sono diverse, ne sono sicura, se parliamo di ciò che è successo domenica scorsa 19 novembre, quando “Shopville Gran Reno” ha festeggiato 24 anni con una torta lunga 24 metri.

“Sono 320 chili di prodotto, 41 teglie“, ha commentato il direttore dell’ipermercato, “Auguro anche a voi di mangiare un pezzo di torta”.

Un augurio propiziatorio, vista l’ondata di clienti che si è messa in fila per avere una fetta di torta.

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“Saranno più di 200 metri”, ha commentato amaro Francesco Glorioso, anche lui cliente dell’ipermercato nonché autore di un video che in una settimana è stato visto oltre 3 milioni di volte.

Oggi, la vicenda della torta è finita in prima pagina sul Corriere della Sera, nel “Caffè” quotidiano di Massimo Gramellini. Ha scritto il giornalista torinese:

“Se osservate sul web le immagini sarete sorpresi dalla compostezza della fila e dalla qualità dei suoi componenti. Neanche un senzatetto o un barbone attirati dalla possibilità di incamerare l’apporto calorico di giornata, ma centinaia di consumatori appagati, con le borse della spesa a tracolla”.

In effetti, al netto dell’indignazione del cittadino che ha girato il video, sorprende il fatto che uno stuolo di clienti dell’ipermercato sia disposto a sacrificare la domenica incastrato nelle spire di una fila interminabile per una fetta di torta.

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Prosegue Gramellini:

“Non è la fettina di torta in sé, buona almeno quanto quella disponibile al bar per poco più di un euro. E neanche il particolare, pur importante, che fosse gratis. A renderla meritevole di tanta concupiscenza era la combinazione magica della gratuità con l’eccezionalità. La mega-torta costituiva un pezzo unico, creato per l’occasione. Assaggiarla rendeva partecipi di un rito collettivo”.

No, seriamente, vi sembra una spiegazione plausibile? Pensate anche voi che i clienti dell’ipermercato si sentissero protagonisti di un evento esclusivo pur facendo tutti la stessa cosa, ovvero starsene incastrati in fila?

[Crediti | Corriere della Sera]

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