Come fanno le patatine a non ungere le mani? Si bevono

Il Guardian ci scherza sù. “Preoccupazioni che affliggono i maghi dei social media oggi: come si può scorrere Instagram scofanandosi allo stesso tempo un sacchetto di patatine senza ungere lo smartphone?”

La soluzione contro le ditate sullo schermo che il quotidiano inglese suggerisce sono le One Hand Chip, uno snack appena inventato in Giappone composto di patatine già frantumate. Vogliamo chiamarle patatine bevibili? Okay, prendiamoci la licenza.

[Patatine fritte in sacchetto: Prova d’assaggio]

[Test delle patatine: ingenua felicità rovinata dall’acrilammide]

[La specie imprevista: fraintendimenti sull’evoluzione delle patate fritte in sacchetto]

Anche perché il neologismo è giustificato dall’involucro delle patatine che sembra il brick di un succo di frutta, e dal fatto che lo snack non si mastica.

Sì, esatto, si beve!

Modestamente, Koike-ya Inc –questo il nome dell’azienda giapponese che ha portato sul mercato il nuovo prodotto– intende lanciarlo come “lo snack che l’umanità stava aspettando”.

E forse hanno ragione a usare certi toni, visto che tutti i tentativi precedenti di risolvere il problema delle patatine unte non avevano funzionato. Forse perché troppo complicati.

Né Potato Chip Hand, una specie di pinza per mangiare senza sporcarsi le mani, né Frork, la forchetta per intingere le patatine nelle salse, che pure era stata congegnata da McDonald’s. In seguito responsabile di Frylus, il bastoncino giallo per usare il telefono senza appoggiare le dita.

E nemmeno lo stravagante stick per selfie attrezzato all’estremità con un cucchiaio.

Visualizza questo post su Instagram

 

Why yes I do have a selfie spoon! #selfiespoon

Un post condiviso da Kendra Parks (@heroslashtarget) in data:

In confronto a queste soluzioni, lasciatecelo dire, la patatine bevibili giapponesi sembrano un vero colpo di genio.

[Crediti | The Guardian]

Avatar Anna Silveri

8 Febbraio 2019

commenti (2)

Accedi / Registrati e lascia un commento

  1. Avatar il delatore ha detto:

    Ah niente, qui a Dissapore prendiamo un articolo del Guardian, ne traduciamo male metà, perché siamo pigri, copiamo e incolliamo i medesimi link e diciamo di essere una testata online che ‘parla di cibo’.
    Un paio di volte all’anno apriamo anche la polemichetta sulla funzione odierna della critica gastronomica .

    Cosa può andare storto?