Il recente accordo commerciale tra l’India e l’Unione Europea ha scatenato un’ondata di entusiasmo tra i viticoltori europei, ansiosi di penetrare in un mercato ancora ampiamente inesplorato. Ne dà un ottimo esempio Sonal Holland, una delle principali esperte di vino in India che, intervistata dal Financial Times, ha riferito di essere stata sommersa di richieste subito dopo la firma dell’intesa a gennaio.
“In quella sola settimana, ho ricevuto oltre 100 e-mail da produttori di tutta Europa che chiedevano come potevano entrare in India e come potevamo aiutarli a capire meglio l’India”, ha affermato Holland, aggiungendo che “si è già creato un certo slancio… siamo l’ultima speranza del mondo, perché ogni altro mercato li ha delusi”.
La riposta dei viticoltori indiani

L’interesse internazionale è ovviamente alimentato dalla diffusa stagnazione dei consumi che l’industria vinicola globale sta affrontando: ma, mentre il mercato mondiale è rimasto piatto nel 2024, l’India ha registrato una crescita significativa, con un valore dei consumi stimato in quasi 450 milioni di dollari e una crescita prevista del 14% entro il 2029. Nonostante questi numeri, il vino rimane un settore di nicchia, rappresentando solo l’1% del valore totale delle bevande alcoliche consumate nel Paese, dove i distillati come il whisky rimangono la scelta principale. Ashwin Rodrigues, segretario della Wine Growers Association of India, ha osservato che il vino è stato “in fondo alla coda”, sottolineando che i produttori “devono crescere in valore”.
L’accordo commerciale prevede di tagliare le tariffe sui vini europei dal 150% al 75%, con l’obiettivo di arrivare nel tempo al 20%. Questa prospettiva aumenta la competizione per i tre principali produttori indiani: Sula, Fratelli e Grover Zampa. Sula, il più grande produttore del Paese, ha recentemente riportato un crollo del 68% dell’utile netto trimestrale, e il suo fondatore e amministratore delegato, Rajeev Samant, ha descritto il trimestre conclusosi a dicembre come “probabilmente il trimestre più difficile” dalla quotazione dell’azienda nel 2022.
Secondo alcuni analisti, il settore ha sofferto di una comunicazione carente. Jason Holway, consulente presso IWSR, ha dichiarato che “recentemente non c’è stata abbastanza enfasi nel raccontare la storia del vino in India”. Secondo molti osservatori locali i produttori indiani si sono concentrati troppo sul fare lobby per mantenere alte le barriere commerciali piuttosto che sul miglioramento qualitativo, un atteggiamento di cui, con l’apertura della barriere commerciali, ora pagano il prezzo.
Nonostante i timori, alcuni leader del settore vedono l’apertura del mercato come un’opportunità per espandere la cultura del vino in India. Sumit Jaiswal, chief operating officer di Grover Zampa, ritiene che l’ingresso di nuovi attori possa favorire la crescita generale: “In realtà potremmo guadagnarci perché se gli europei e gli australiani con questo sono in grado di investire nel marketing e aumentare la cultura del bere, ciò aumenterebbe davvero la torta”. Jaiswal ha aggiunto che “il vino continuerà a crescere”, ma che gli sforzi per promuovere l’industria “sono la parte più lenta”.
La sfida futura per i produttori locali sarà quella di elevare gli standard qualitativi per competere con le importazioni più prestigiose. Siddharth Thomas, rappresentante della proprietà di Grover, ha affermato: “L’industria sta attraversando un periodo di sfide e cambiamenti e dobbiamo improvvisare e adattarci”. La chiave della sopravvivenza risiede quindi nel valore del prodotto, come concluso da Jaiswal: “Spero che tutti inizino a produrre vino migliore, perché altrimenti il vino ad alto prezzo e di bassa qualità con gli accordi di libero scambio non funzionerà. Ma noi siamo attrezzati per questo”.

