Come il blocco ai dazi influirà sull’export europeo

La sentenza della Corte Suprema che blocca i dazi di Trump sembra una buona notizia per gli esportatori europei, ma gli esperti restano cauti.

Come il blocco ai dazi influirà sull’export europeo

La recente decisione della Corte Suprema degli Stati Uniti di limitare i poteri presidenziali sui dazi ha aperto uno scenario complesso per il settore alimentare e delle bevande europeo: per molti esportatori del vecchio continente, la sentenza rappresenta un segnale di sollievo a breve termine, ma non la fine definitiva delle politiche protezionistiche.

Numerosi prodotti alimentari e bevande dell’Unione Europea sono stati colpiti da tariffe fisse o specifiche, come quelle che hanno interessato le bevande in lattina, compromettendo la loro capacità di competere nel mercato americano, ma questo stop all’erratica politica delle tariffe del Presidente Trump -che non aveva fatto i conti col consenso del congresso- potrebbe comunque migliorare la capacità operativa delle aziende alimentari europee negli Stati Uniti.

Cos’è successo

Donald Trump

La vicenda legale ha raggiunto una svolta quando la Corte Suprema, con una maggioranza di 6 a 3, ha annullato l’uso dell’International Emergency Economic Powers Act (IEEPA) da parte dell’amministrazione Trump per l’imposizione di dazi globali, stabilendo il tycoon si fosse mosso al di fuori l’autorità presidenziale. Nella motivazione della sentenza viene anche evidenziato come si “indicativo che nel mezzo secolo di esistenza dell’IEEPA, nessun Presidente abbia mai invocato lo statuto per imporre dazi, tanto meno di questa portata e ambito”. Per capire di che portata si parla, secondo i dati ufficiali, sono già stati riscossi 133 miliardi di dollari tramite queste tariffe, con proiezioni di entrate pari a 3 trilioni di dollari nel prossimo decennio.

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Donald Trump ha reagito duramente definendo i sei giudici “antipatriottici e sleali verso la nostra Costituzione” e sostenendo che la corte sia stata “influenzata da interessi stranieri e da un movimento politico che è molto più piccolo di quanto la gente possa mai pensare”. Malgrado la sentenza, Trump ha annunciato nuovi dazi globali del 10% ricorrendo alla Sezione 122 del Trade Act del 1974, dichiarando: “Pensavo di rendere le cose semplici, ma non ce lo hanno permesso”, e aggiungendo che l’amministrazione continuerà a usare altri strumenti legislativi, anche se richiederanno “un processo un po’ più lungo”.

I nuovi dazi e l’Europa

L’impatto di questa sentenza sulla competitività europea rimane oggetto di dibattito tra gli esperti. Simon Geale, vicepresidente esecutivo della società di consulenza Proxima, osserva che “Sulla carta, i produttori europei potrebbero recuperare margini e competitività di prezzo sul mercato statunitense”, ma lo stesso Geale avverte che non si tratterà necessariamente di una crescita esplosiva: “Questo si manifesterebbe molto probabilmente come una correzione piuttosto che come un’ondata di nuovi affari. Questi marchi stanno anche lottando contro le abitudini dei consumatori, che potrebbero essere cambiate un po’ nel frattempo, quindi potrebbero benissimo rimanere al di sotto in termini di volumi e ricavi”.

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Un altro elemento di incertezza riguarda i possibili rimborsi per i dazi già versati. Mentre le associazioni di categoria come la National Retail Federation celebrano la decisione perché porta “una certezza necessaria per le aziende e i produttori statunitensi, consentendo alle catene di approvvigionamento globali di operare senza ambiguità”, il recupero effettivo del denaro è incerto. La coalizione We Pay the Tariffs ha dichiarato che la decisione è “priva di significato senza un effettivo sollievo per le imprese che hanno pagato questi dazi”, chiedendo un processo di rimborso rapido e automatico. Per i produttori europei, il diritto al rimborso dipenderà molto dagli accordi contrattuali con gli importatori, poiché spesso sono questi ultimi ad aver pagato materialmente il dazio alla dogana.

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In definitiva, gli economisti rimangono cauti sul futuro degli scambi commerciali. Thijs Geijer di ING Bank ritiene che “I dazi sono destinati a restare, in un modo o nell’altro. L’incertezza legata ai dazi per gli esportatori di prodotti alimentari rimane alta”. Secondo gli analisti di ING, la sentenza della Corte Suprema “smantella l’impalcatura legale, non l’edificio stesso”, lasciando intendere che l’amministrazione statunitense potrà ancora fare affidamento su un ampio arsenale di leggi per perseguire i propri obiettivi protezionistici.

Questa sentenza sembra quindi portare un po’ di sollievo sul breve termine, ma non offre certezze, se non quella che l’instabilità degli ultimi anni non è un’emergenza estemporanea, bensì la nuova norma: una situazione che sta spingendo alcune aziende europee a rivederei propri piani di investimento, includendo anche la possibilità di stabilire la produzione direttamente negli Stati Uniti per evitare futuri ostacoli tariffari.