di Anna Silveri 10 Novembre 2018

Finora sapevamo che prendere uno spaghetto crudo e spezzarlo facendo leva sui lati, ci restituisce sempre un numero di pezzi superiore a due. Ma i ricercatori del Mit di Boston ci hanno finalmente spiegato come si spezza uno spaghetto in due parti uguali.

E non si tratta di una scoperta oziosa, al contrario, servirà a capire come si formano determinate crepe o a comprendere perché alcuni materiali, molto diversi tra loro, subiscono rotture e fratture.

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Partiamo dal fatto conclamato. Se piegate al massimo uno spaghetto fino a quando si rompe non riuscirete mai, e provateci quante volte volete ma ribadiamo mai, a ricavare solo due pezzi.

Le ragioni erano misteriose e così complicate da spiegare che dopo una serie di esperimenti, nel 1939, perfino Richard Feynman, il fisico padre della moderna teoria quantistica, si era dovuto arrendere.

La risposta arrivò molto più tardi, nel 2005, con tanto di Ig Nobel, il riconoscimento per le scoperte scientifiche insolite e stravaganti.

I brillanti esperimenti condotti da alcuni fisici francesi dimostrarono che se uno spaghetto viene piegato in modo uniforme, da entrambi i lati, fino al massimo livello di curvatura, l’onda generata dalla rottura spezza di nuovo lo spaghetto.

L’ingegno francese, senza dubbio meritevole del nostro plauso, non aveva però risolto l’arcano strettamente connesso alla ricerca: esiste un modo per spezzare uno spaghetto in due parti soltanto?

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È a questo punto della storia che s’inserisce l’articolo pubblicato sulla rivista Proceedings of the National Academy of Sciences da due ricercatori del Mit di Boston, secondo i quali, sì, l’ardua impresa è possibile e anzi, loro due avevano già piegato e spezzato migliaia di spaghetti usando un marchingegno messo a punto per riuscirci.

Un dispositivo che riesce ad attorcigliare lo spaghetto facendolo arrivare a un punto critico in cui la rottura, che avviene alla metà esatta, genera soltanto due pezzi.

La svolta che ha indirizzato verso la soluzione gli studi che Ronald Heisser e Vishal Patil, questo il nome dei ricercatori dell’istituto americano, avevano iniziato nel 2015, è arrivata solo di recente.

La chiave è stata capire che lo spaghetto –“Barilla n.5 o Barilla n.7“, il diametro non interferisce– andava attorcigliato su stesso, ma con una forza decisamente superiore a quella delle mani.

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Da qui la decisione di realizzare l’attrezzo per ruotare e torcere in maniera controllata gli spaghetti. L’esperimento ha poi previsto la ripresa della procedura di frammentazione con una fotocamera da un milione di fotogrammi al secondo.

[Crediti | Wired, Agi, Pnas]