di Luca Iaccarino 17 Gennaio 2018

Qualche giorno fa, sul televisore di casa passa la pubblicità dei supermercati Conad e mio figlio, di sette anni, commenta: “loro sono bravi, non badano solo alle cose, ma anche alle persone.”

Se è vero, come diceva Berlusconi, che i telespettatori vanno considerati come bambini, ecco la prova provata: la campagna della Conad funziona. Obiettivo raggiunto. Bravi.

E infatti negli ultimi tempi ci stanno dando dentro parecchio.

[L’asteroide dello spot Buondì Motta ha colpito anche voi?]

In televisione non si contentano di mostrare il dipendente che s’alza alle cinque di mattina per andare a sistemare una zucchina al Reparto Ortofrutta, ma pure una partoriente che dal Reparto Bresaola corre nello spogliatoio a scodellare per poi festeggiare alle casse (scopro ora che la regia è del più cinico regista italiano: Pupi Avati).

Sulla carta stampata si divertono come matti. Pubblicano pagine intere in cui tirano in ballo la filosofia greca e John Donne, l’anima e la saggezza. Sembrano scritte da Federico Moccia dopo aver letto Roberto Calasso.

Io non ho niente contro la Conad, che a occhio nudo mi sembra una catena come un’altra, tipo Esselunga, o Coop, o Carrefour o che ne so.

Se ho bisogno degli spaghetti, vado in questa o quella. Se fa delle cose diverse dagli altri per “le persone” – prezzi o servizi migliori per i clienti, condizioni migliori per i dipendenti, iniziative migliori per i quartieri in cui ha i negozi… – non saprei dire.

Se però mia moglie aspettasse un figlio, tuttavia, preferirei trovarmi dalle parti di un ospedale.

E’ vero che dopo aver partorito tante donne desiderano i salumi che non hanno potuto mangiare in gravidanza, ma sono uno all’antica: continuo a pensare che per un parto sia meglio avere vicino un chirurgo che un’affettatrice.