di Nunzia Clemente 20 Febbraio 2016
croissant, dritti

Da ieri nel Regno Unito la popolare catena di supermercati Tesco ha deciso di raddrizzare le punte ai croissant, confidenzialmente noti a noi italiani come brioche o cornetti, rispondendo a una richiesta dei consumatori che avevano smesso di comprarli perché li preferiscono dritti, non curvi.

Insensibili al volere degli austriaci, che hanno inventato il croissant nel 17° secolo (chiamandolo kipferl) per festeggiare la sconfitta dei turchi durante l’assedio di Vienna, dandogli la forma della mezzaluna islamica. E dei francesi, ovviamente, che il crescente (definizione transalpina) l’hanno diffuso nel mondo sempre con le estremità piegate, quasi a toccarsi.

Ma gli inglesi citano lo spreadability factor, cioè la verve non solo mattutina con cui spennelliamo di marmellata l’amato lievito a dispetto delle punte, spesso colpevoli dei piccoli incidenti che ci sporcano le dita o i vestiti.

croissant

Se la forma è dritta per i nostri clienti è più semplice spalmare confetture con un movimento unico. La forma a mezzaluna dei croissant richiede alla maggior parte delle persone fino a tre tentativi prima di ottenere una farcitura perfetta, aumentando il rischio di sporcarsi“, ha detto ineffabile l’incaricato di Tesco all’acquisto dei nuovi croissant dritti come fusi. Non pochi peraltro, visto che il gigante della Grande Distribuzione inglese ne vende almeno un milione al mese.

Il quotidiano inglese Guardian, noto per trattare con una certa perfidia chi cambia le regole solo per questioni di mero profitto, è andato a intervistare una pasticciera alla moda di Londra, ovviamente molto scettica sul mutamento di forma.

La proprietaria della Maison Bertaux di Soho, posto per veri intenditori, considera intoccabile l’aspetto originale con le punte confinanti, ma ci tiene a ricordare che nessun croissant nasce uguale, perché i cornetti buoni, quelli davvero artigianali vengono fatti a mano.

Ma la storia del trasformismo che adatta forme e sapori del cibo allo spirito del tempo è lunga e permeata di successo. Basti pensare agli chef, alle loro destrutturazioni o scomposizioni, dalla Carbonara al Tiramisu. Benché il vero cambiamento sia iniziato prima, con l’avvento dell’industria alimentare.

anguria quadrata

Per non parlare di come la frutta è cambiata nei secoli, modellando la propria silhouette ai gusti dei consumatori.

Ieri l’app di Repubblica Sera ha pubblicato un interessante articolo (non online) sulla forma del cibo citando il dado per fare il brodo, che da liquido e senza forma è diventato un parallelepipedo secco, incartato in singole porzioni.

Intuizioni spesso geniali, come quella del cono per il gelato brevettato nel 1903 da Italo Marchioni, gelataio italiano emigrato a New York, stanco di servire il suo gelato nei bicchieri di vetro che non venivano restituiti.

Oppure dovute alla necessità di rimediare ai guasti del tempo, come nel caso della carne che perde il colore rosso col passare dei giorni. Ma una spruzzata di nitrati e solfiti e la bistecca con la mise rinnovata è pronta per tornare nel banco frigo del supermercato.

A volte capita anche di sbagliare, rischiando di causare piccole rivolte.

E’ letteratura recente il cambio della guardia nella confezione del cioccolato Kinder a barrette, con un bimbo pasciuto di probabili origini italiane al posto dell’intramontabile marmocchio anglosassone in camicia a quadri, ritenuto ormai fuori moda.

Moto collettivo sui social network calmato dal gruppo Ferrero con una spiegazione semplice: necessità di rinnovare il marchio.

E non è escluso che ai consumatori brontoloni sia piaciuto ancora di più.

[Crediti | Link: Guardian, Dissapore, Repubblica]