Cosa cambia per i ristoranti con la nuove legge antifrode

L'entrata in vigore della nuova legge tutela clienti e prodotti alimentari imponendo attenzione e trasparenza da parte dei ristoratori.

Cosa cambia per i ristoranti con la nuove legge antifrode

L’entrata in vigore della Legge 21 aprile 2026, n. 75, ha introdotto cambiamenti significativi per il settore della ristorazione e dei pubblici esercizi, rafforzando le tutele per i prodotti alimentari italiani e inasprendo le sanzioni per chi commette illeciti. Il provvedimento agisce sia sul piano penale che su quello amministrativo, rendendo fondamentale per i ristoratori garantire l’esatta corrispondenza tra quanto dichiarato nel menu e quanto effettivamente servito al cliente.

Cosa prevede la nuova legge

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Uno dei pilastri della nuova normativa è l’introduzione dell’articolo 517-sexies del Codice penale, che disciplina il reato di frode alimentare: la norma punisce chi mette in circolazione alimenti, acque o bevande non genuini oppure sostanzialmente difformi da quanto pattuito o dichiarato, con l’intento di indurre in errore l’acquirente per trarne profitto. Per un ristorante, ciò significa che descrizioni troppo ricche di dettagli su ingredienti pregiati o metodi produttivi specifici devono trovare un riscontro preciso nella preparazione del piatto; in caso contrario, si rischia la reclusione da due mesi a un anno e una multa tra i 1.000 e i 4.000 euro, salvo casi di lieve entità.

Parallelamente, l’articolo 517-septies del Codice penale introduce il reato di commercio di alimenti con segni mendaci. La disposizione colpisce l’uso di indicazioni, simboli o segni distintivi falsi o ingannevoli relativi alla provenienza, alla qualità o alla quantità degli ingredienti. Questo tocca molto da vicino l’uso delle denominazioni protette: presentare un prodotto come DOP o IGP senza che lo sia realmente espone l’esercente a sanzioni pesanti, con multe che possono arrivare a 20.000 euro e alla reclusione fino a diciotto mesi. Per favorire l’identificazione dei prodotti certificati, la legge ha inoltre previsto l’introduzione di un contrassegno volontario per DOP e IGP realizzato dall’Istituto Poligrafico e Zecca dello Stato.

Se prima l’Agropirateria voleva essere un reato, nel nuovo disegno di legge diventa un’aggravante Se prima l’Agropirateria voleva essere un reato, nel nuovo disegno di legge diventa un’aggravante

Anche la gestione della rintracciabilità subisce una stretta normativa. Le sanzioni amministrative per la violazione degli obblighi di tracciabilità previsti dal Regolamento europeo 178/2002 sono state innalzate considerevolmente, partendo da un minimo di 6.000 euro fino a un massimo di 48.000 euro. Nei casi più rilevanti, la sanzione può raggiungere il 3% del fatturato annuo dell’impresa, con un tetto massimo di 150.000 euro. Il legislatore ha comunque introdotto una clausola di salvaguardia per le irregolarità puramente formali o documentali che non compromettono la sicurezza alimentare: in questi casi, l’autorità deve concedere un termine di 15 giorni per regolarizzare la documentazione prima di emettere la sanzione.

Per adempiere a questi nuovi obblighi, diventa essenziale per bar e ristoranti organizzare meticolosamente la documentazione dei fornitori, come fatture, documenti di trasporto, schede tecniche e schede prodotto. La disponibilità di una filiera documentabile non è solo un obbligo normativo, ma lo strumento principale per dimostrare la correttezza delle informazioni comunicate al pubblico e la veridicità dell’offerta gastronomica. La nuova legge spinge quindi il settore verso una trasparenza totale, dove la compliance alimentare non riguarda più solo l’igiene, ma la coerenza tra prodotto presentato e prodotto servito.