Il settore vitivinicolo europeo si trova ad affrontare una fase di profonda riorganizzazione legislativa a seguito del via libera dell’Europarlamento al pacchetto vino, un insieme di riforme pensate per rispondere a un calo dei consumi che ha raggiunto i minimi storici degli ultimi trent’anni. Le nuove norme mirano a stabilizzare un mercato reso instabile da incertezze geopolitiche e dalla crescente vulnerabilità dei vigneti ai cambiamenti climatici.
Cosa c’è nel pacchetto vino

Una delle riforme principali riguarda il sistema di gestione del potenziale produttivo tramite le autorizzazioni per gli impianti viticoli. Il sistema attuale viene prorogato e sarà sottoposto a una revisione da parte della Commissione nel 2028 e, successivamente, ogni dieci anni per valutarne l’efficacia nel mantenere l’equilibrio tra offerta e domanda. Per evitare incentivi a produrre in assenza di mercato, i viticoltori titolari di autorizzazioni per nuovi impianti concesse prima del 2025 non saranno sanzionati se decidono di non utilizzarle, a patto di darne comunicazione entro la fine del 2026.
In caso di catastrofi naturali o eventi meteorologici estremi, gli stati membri avranno la facoltà di prorogare la validità di tali autorizzazioni fino a dodici mesi, e la validità delle autorizzazioni per il reimpianto è stata estesa fino all’ottava campagna di commercializzazione successiva al rilascio per permettere ai produttori di valutare meglio le varietà più adatte al clima o al mercato.
Sul fronte dei prodotti, la riforma introduce norme chiare per il segmento dei vini analcolici o a ridotto contenuto alcolico, noti come NoLo, in forte crescita sui mercati esteri. Viene infatti armonizzata la terminologia a livello europeo: il termine analcolico potrà essere usato se il titolo alcolometrico non supera lo 0,5 per cento in volume, mentre la dicitura a tenore alcolico ridotto si applicherà a prodotti con una riduzione di almeno il 30 per cento rispetto alla categoria originale. Una novità tecnica rilevante consente la produzione di vini spumanti e frizzanti dealcolizzati partendo da vini fermi tramite seconda fermentazione o aggiunta di anidride carbonica.
Per quanto riguarda l’etichettatura, viene confermata la possibilità di utilizzare mezzi elettronici, come i QR code, per fornire la dichiarazione nutrizionale e l’elenco degli ingredienti, facilitando il lavoro delle aziende e dei piccoli produttori. I prodotti destinati esclusivamente all’esportazione verso paesi terzi saranno esentati da alcuni di questi obblighi per non gravare eccessivamente sugli operatori che devono già rispettare normative diverse nei mercati di destinazione.
Le riforme potenziano anche le misure di sostegno economico. Gli Stati membri potranno aumentare l’aiuto finanziario dell’Unione fino all’80 per cento dei costi per gli interventi di ristrutturazione e riconversione dei vigneti, a condizione che tali azioni siano finalizzate all’adattamento ai cambiamenti climatici. Inoltre, il turismo enologico viene esplicitamente incluso tra gli investimenti ammissibili per sostenere lo sviluppo della vendita diretta e la diversificazione del reddito nelle regioni produttrici. Per contrastare parassiti altamente contagiosi come la flavescenza dorata, è previsto un sostegno specifico che può coprire fino al 100 per cento della spesa ammissibile per monitoraggio e prevenzione.
In contesti di grave crisi di mercato, gli stati membri sono anche autorizzati a finanziare la distillazione di crisi, la vendemmia verde e l’estirpazione permanente dei vigneti produttivi, definita da alcuni come “rottamazione”. Chi riceve pagamenti per l’estirpazione permanente non potrà richiedere nuove autorizzazioni all’impianto per le successive dieci campagne di commercializzazione.
Le reazioni del mondo produttivo italiano vedono un generale apprezzamento sulla riforma, soprattutto per quanto riguarda l’alleggerimento burocratico. È il caso di Coldiretti, che ha accolto positivamente le novità, affermando come queste misure “garantiranno maggiore trasparenza per i cittadini consumatori e semplificazione per le aziende a sostegno di un settore fondamentale del made in Italy”.
Di contro, Fedagripesca Confcooperative ha espresso riserve sulla completezza del pacchetto. Il presidente del settore vino dell’organizzazione, Luca Rigotti, ha dichiarato al Sole 24 Ore: “Permangono forti preoccupazioni per la mancata inclusione di strumenti che avrebbero inciso in modo determinante sull’efficacia complessiva del pacchetto: dalla possibilità di riutilizzare nell’annualità successiva i fondi non impiegati (carry over), alla non estensione alle cooperative delle aliquote di cofinanziamento più elevate previste per le Pmi”.


