Come è facile intuire non sono certo solo i nostri allevamenti a mostrare criticità e a finire nel mirino di inchieste indipendenti. Stavolta tocca alla Grecia, dove la filiera di uno dei suoi cibi da strada più diffusi, esportati e consumati sia a livello locale sia all’estero, il gyros, ha mostrato una realtà nascosta, contrassegnata da gravi mancanze sanitarie, sofferenze animali e un massiccio uso scorretto di denaro pubblico.
È stata un’ampia e dettagliata indagine condotta tra i mesi di marzo e maggio del 2026 ha fatto luce sulle condizioni reali di un vasto segmento della produzione suinicola ellenica, e i risultati, resi noti l’11 settembre 2026 dall’associazione non profit Unlocked insieme al network Food For Profit e all’organizzazione ellenica REthink ANIMALS, sono stati diffusi in Grecia dal noto quotidiano To Vima.
Lo scandalo degli allevamenti suini in Grecia, tra maltrattamenti e denaro pubblico
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L’attività investigativa ha riguardato oltre venticinque siti produttivi collocati in quattro differenti regioni del paese: la Grecia Occidentale, la Tessaglia, la Grecia Centrale e la Macedonia. Nello specifico, le verifiche sul campo hanno interessato sei distinte unità regionali, quelle di Etolia-Acarnania, Trikala, Larissa, Beozia, Eubea e Pieria. Il settore dei suini in grecia è di dimensioni inferiori rispetto a quello ovino-caprino, ma svolge comunque un ruolo di primaria importanza per l’economia ellenica.
In Grecia si contano infatti oltre 729 mila maiali distribuiti in più di 3 mila allevamenti, orientati in modo sempre più marcato verso modelli intensivi. Con oltre un milione di capi macellati ogni anno e una produzione che supera le 57 mila tonnellate di carne, il maiale rappresenta la principale fonte interna di carne rossa per il Paese.
Il quadro emerso dalle ispezioni rivela violazioni diffuse e sistematiche delle leggi vigenti, con l’elemento più drammatico dell’indagine che riguarda le procedure utilizzate per lo smaltimento dei corpi degli animali morti: nonostante siano in vigore sia il Regolamento CE 1069/2009 sia la legge nazionale 4351/2015, in oltre il novanta per cento delle aziende analizzate è risultata abituale la pratica di scavare fosse a cielo aperto nei terreni aziendali.
In queste cavità scoperte e spesso occultate vengono abbandonate centinaia di carcasse in decomposizione senza alcuna barriera di protezione, e le immagini raccolte -decisamente non per deboli di cuore- mostrano come queste fosse vengano assaltate da branchi di cani d’area che sbranano i resti e trascinano parti di animali morti in prossimità dei capanni, creando una situazione di estremo pericolo bio-sanitario per la possibile diffusione di patogeni nell’ambiente esterno.
A queste criticità si sommano i gravi problemi legati alla gestione delle deiezioni e dei reflui. Molti impianti dispongono di vasche di stoccaggio sprovviste di adeguate protezioni per impedire ai liquami di infiltrarsi nel terreno, esponendo a rischi concreti di contaminazione le falde acquifere, i fiumi e i corsi d’acqua circostanti: in Etolia-Acarnania, uno degli allevamenti indagati sorge vicino a zone residenziali e a meno di un chilometro di distanza da un grande ospedale pubblico. Un’altra struttura della medesima zona si trova a meno di due chilometri da un centro abitato e a circa due chilometri e mezzo da un lago. All’interno dell’impianto situato nei pressi dell’ospedale, le verifiche hanno mostrato locali sporchi e fatiscenti, infestati da roditori e scarafaggi presenti direttamente nei box di stabulazione.
Anche le condizioni di vita dei suini negli allevamenti intensivi sono caratterizzate da profonde sofferenze e carenze sanitarie. Diversi suinetti mostrano gravi infezioni cutanee e prolassi anali non trattati, una condizione dolorosa che richiederebbe cure immediate e l’isolamento degli esemplari malati. Nelle sezioni dedicate all’ingrasso, gli animali sono tenuti in recinti sporchi e coperti di deiezioni, con frequenti infezioni agli occhi ed ernie ombelicali trascurate. Nell’area della gestazione, molte scrofe presentano lacerazioni profonde sul corpo, causate dal confinamento nelle gabbie di metallo contro cui si sfregano e si scagliano violentemente per il forte stato di stress.
Nell’unità regionale di Trikala, attorno alla cittadina di Fiki dove sorgono oltre venti allevamenti in meno di cinque chilometri, si osserva la presenza massiccia di mosche che si posano sulle ferite infette degli animali. Negli stabilimenti è stato inoltre riscontrato l’impiego di diversi farmaci, tra cui antibiotici, ormoni e sostanze stimolanti utili a sostenere i ritmi della riproduzione industriale.
Questo contesto di degrado strutturale si intreccia con la gestione delle risorse finanziarie pubbliche: diverse strutture indagate hanno infatti ottenuto consistenti sussidi europei erogati dal Fondo Europeo di Sviluppo Regionale o dal Programma di Sviluppo Rurale, con importi che superano anche i duecentomila euro, oltre a contributi della Politica Agricola Comune per il periodo 2023-2024. Negli stessi mesi, un’indagine parallela condotta dalla Procura europea EPPO ha scoperto una vasta truffa sui fondi comunitari che ha portato allo smantellamento dell’ente statale OPEKEPE, responsabile della distribuzione dei sussidi e dei controlli.
L’agenzia era già stata sanzionata dalla Commissione Europea con una multa di circa quattrocento milioni di euro per frode: secondo le ricostruzioni giudiziarie, centinaia di cittadini avrebbero incassato finanziamenti illeciti dichiarando pascoli e terreni inesistenti grazie alla complicità di funzionari dell’ente e di esponenti politici del partito Nuova Democrazia, mentre i funzionari e i dirigenti dell’OPEKEPE che avevano cercato di denunciare le irregolarità sono stati rimossi dai propri incarichi. Le scosse politiche provocate dallo scandalo hanno raggiunto i vertici del Governo greco, spingendo il primo ministro Mitsotakis ad effettuare un rimpasto ad aprile e portando alle dimissioni dei ministri dello Sviluppo Rurale, della Crisi Climatica e Protezione Civile e del vice ministro della Salute.
L’inchiesta segna anche il lancio della divisione investigativa internazionale di Unlocked in Grecia, in collaborazione con REthink ANIMALS e il network Food For Profit fondato per proseguire il lavoro della giornalista Giulia Innocenzi.



