di Anna Silveri 31 Ottobre 2018

Con Ikea siamo abituati alle “scatole blu”, negozi grandi e grossi alle porte delle città che tanti italiani frequentano ormai da 30 anni.

Strano ritrovarsela in centro a Roma. Ancora più strano ritrovarsela con un “salotto” (comunque da 700 metri quadri) all’interno di Eataly Ostiense.

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È uno dei nuovi formati Ikea, che inizia proprio dall’Italia a sperimentare l’apertura di spazi più piccoli con servizi integrati nel centro delle città.

L’apertura al pubblico è prevista a breve anche se, in attesa di tutte le autorizzazioni, una data ufficiale ancora non c’è. Ieri intanto la stampa ha assistito in anteprima al taglio del nastro, che ha svelato un maquillage milionario per l’ex air terminal recuperato da Eataly, dal 21 giugno 2012 il suo flagship store romano.

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L’investimento da due milioni di euro, dichiarato per il restyling da Oscar Farinetti e Andrea Guerra (fondatore e presidente di Eataly), ha regalato all’enorme struttura di Ostiense, che in sei anni ha avuto più di 20 milioni di visite, una nuova birreria, un diverso ristorante della pasta e della pizza, oltre a un nuovo caseificio con produzione a vista e mozzarella appena fatta.

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Lo spazio di Ikea, cui si accede passando attraverso il ristorante della pasta e della zona caffetteria, è invece dedicato alla cucina, con cucine e complementi d’arredo divise in sei isole, e uno spazio con le principali novità dove l’allestimento cambia con l’alternarsi delle stagioni.

Mentre è già possibile imbattersi nel “salotto romano”, con i divani che verranno probabilmente presi di mira dai clienti per riposarsi dopo aver fatto la spesa.

[Crediti | Agi]

commenti (2)

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  1. Avatar Ganascia ha detto:

    Per me è ok, basta che non cucinino loro. La roba da Ikea è appena commestibile.

  2. Avatar Fabio Belluz ha detto:

    Semplicemente imbarazzante.
    Quanto di più lontano dalla filosofia di eataly (o almeno da quello che Farinetti & co. vogliono far credere) portato direttamente dentro i propri spazi:
    Ikea è una multinazionale che sfrutta il bassissimo costo della mano d’opera per produrre articoli di altrettanta – oggettiva – bassa qualità (con un design banale e ripetitivo che appiattisce le nostre case che diventano tutte uguali) ma ad un costo così concorrenziale da mettere in grossa crisi i piccoli e medi produttori e rivenditori locali (lo slogan che proporrei “spendi meno, compra di più”);
    Eataly si erge a paladino della difesa dei piccoli produttori italiani e della massima valorizzazione di tutta la filiera dell’agroalimentare made in Italy e propone in vendita anche alcune “chicche”che costano più di una poltrona giallo/blu (lo slogan, loro, “mangia bene, vivi meglio”).
    Mi son perso qualcosa???