Cosa significa che la più grande multinazionale venda i suoi marchi food?

Unilever conferma le voci secondo cui tutto il suo comparto alimentare, con marchi come Hellmann's e Knorr sia in vendita.

Cosa significa che la più grande multinazionale venda i suoi marchi food?

Ci sono grossi movimenti in arrivo nel settore dell’industria alimentare: Unilever, il colosso produttore di marchi come Marmite e Dove, ha infatti confermato di aver avviato trattative avanzate per fondere la propria divisione alimentare con l’azienda statunitense McCormick & Company. Un’operazione che potrebbe avere influenze profonde su prodotti di uso larghissimo e quotidiano, come la maionese Hellmann’s e i condimenti Knorr di Unilever, che si unirebbero a portfolio di spezie e salse di McCormick, che include nomi come Cholula, French’s e Old Bay.

Secondo le stime di mercato, l’unità alimentare di Unilever potrebbe avere un valore azionario di circa 33 miliardi di dollari, una cifra che supera significativamente l’attuale capitalizzazione di mercato di McCormick, stimata tra i 14,5 e i 15 miliardi di dollari.

Dalle voci di mercato alla conferma

mccormick spezie

Voci riguardo a questa mega operazione giravano ormai incontrollate da qualche settimana, e le parti in causa hanno pensato bene di prendere in mano la comunicazione “Unilever conferma di aver ricevuto un’offerta in entrata per la sua attività alimentare ed è in discussione con McCormick & Company”. La nota è chiara, ma la certezza è ancora lontana: “Il consiglio di amministrazione ritiene che il settore alimentare sia un’attività molto interessante, con un forte profilo finanziario guidato da marchi leader di mercato in categorie in crescita, ed è fiducioso nel futuro dell’attività alimentare come parte di Unilever. Non vi può essere alcuna certezza che verrà concordata alcuna transazione”.

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Anche McCormick ha confermato il dialogo in corso, dichiarando di essere “impegnata in discussioni con Unilever riguardo a una potenziale operazione strategica che coinvolge l’attività alimentare di Unilever”. Anche per loro vige la prudenza: “Sebbene queste discussioni siano in corso, non può esserci alcuna certezza o assicurazione sul fatto che verrà raggiunto un accordo per una transazione o sui termini o la tempistica di tale transazione”.

Questa potenziale fusione si inserisce in una più ampia strategia di riposizionamento voluta dal CEO di Unilever, Fernando Fernández, che punta a concentrare il gruppo sui settori della bellezza e del benessere: “Stiamo davvero spostando il nostro portafoglio verso una maggiore bellezza, un maggiore benessere e una maggiore cura della persona”. Riguardo alla natura delle future operazioni, il CEO è stato chiaro: “Le acquisizioni trasformazionali sono fuori discussione. Quindi non le stiamo prendendo in considerazione in questa fase”. Il piano prevede che, nel medio termine, circa due terzi dei ricavi di Unilever provengano da marchi legati alla cura della persona e della pelle.

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Le conseguenze dell’operazione di fusione avrebbero un impatto profondo sul mercato globale dei beni di consumo, segnando il definitivo ritiro di Unilever dal settore alimentare dopo quasi un secolo di storia. La società smetterebbe di competere con giganti del cibo come Nestlé, Kraft Heinz e PepsiCo per posizionarsi come concorrente diretto di gruppi specializzati nella bellezza e nella cura della casa come L’Oréal, Beiersdorf ed Estée Lauder.

Per McCormick, l’acquisizione della divisione food di Unilever rappresenterebbe invece una trasformazione radicale, offrendo l’opportunità di espandersi in nuove categorie di prodotti e aree geografiche, beneficiando al contempo di significative sinergie di ricavo e di costo. L’azienda è titolare di due marchi italiani, La Drogheria, specializzata in spezie ed insaporitori, e Giotti, conosciuta dagli addetti ai lavori per i suoi aromi naturali, impiegati dall’alimentare al farmaceutico.