Dalla Chiesa al privato: uno dei birrifici monastici più antichi è stato venduto

Il birrificio dell'abbazia benedettina di Weltenburg, dopo anni di problemi finanziari è stato acquisito, da un amatissimo produttore bavarese.

Dalla Chiesa al privato: uno dei birrifici monastici più antichi è stato venduto

C’è stata un’acquisizione importante nel mondo birraio, ma per una volta gli appassionati potrebbero non aver nulla da recriminare. Stavolta non ci sono multinazionali senza scrupoli che si accaparrano un rampante marchio artigianale imponendo il lutto ai suoi fans, con le classiche dichiarazioni di rito tipo “la qualità resterà la stessa”.

In ballo in questo caso ci sono uno storico (nel vero senso della parola) birrificio bavarese come quello dell’abbazia benedettina Weltenburg -in cui si produce birra almeno fin dal 1050- che è stato acquisito da Schneider Weisse, produttore di monaco sinonimo con le celebri birre di frumento ad alta fermentazione, amatissimo tra gli appassionati per monumenti birrari come la Tap 7 Original o la Aventinus (una weizen-doppelbock, più alcolica e con malti speciali), e capolavori moderni come la Hopfenweisse, una versione più luppolata.

Quasi un millennio di storia birraria

schneider weisse

Dopo quasi mille anni di storia e gestione monastica quindi, questo pezzo di tradizione sta per passare in mani laiche, una scelta imposta da ragioni tutt’altro che religiose: il birrificio lavorava infatti in perdita da diversi anni, costringendo la Chiesa cattolica a metterci i propri soldi per non farlo fallire.

Nonostante le difficoltà recenti, il birrificio di Weltenburg ha ricordato con orgoglio sul proprio sito di aver resistito a “diversi incendi, inondazioni, distruzioni e secolarizzazione, oltre a una guerra mondiale”.
Il problema non riguarda solo i monaci, ma tutto il settore della birra in Germania, che sta vivendo un calo delle vendite davvero impressionante: solo nel 2025, il consumo è sceso di 5 milioni di ettolitri, segnando il peggior calo degli ultimi 75 anni.

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Inventarsi qualcosa di nuovo poi, per cercare di attrarre il complicatissimo mercato dei “più giovani”, apparentemente sempre meno attratti da alcolici classici come la birra, è reso particolarmente difficile dalle rigide regole sulla purezza del Reinheitsgebot, editto del 1516 che prevede che acqua, malto, luppolo e lievito debbano essere gli unici ingredienti della birra, e che appare limitante in un periodo che richiede cambiamento e innovazione.

Till Hedrich, che gestisce i birrifici coinvolti, ha spiegato che questa vendita serve a evitare che investitori con “nessun legame con la regione” comprino tutto per poi smembrarlo, permettendo invece di preservare un “importante pezzo della tradizione brassicola bavarese” sul lungo periodo. Anche la diocesi di Ratisbona, che possiede il birrificio, ha dovuto fare i conti con la realtà economica. Il vescovo Rudolf Voderholzer ha commentato la decisione spiegando che “oltre all’aspetto della tradizione, per noi è molto importante poter mantenere almeno una parte dei posti di lavoro direttamente nella regione”.

In Germania i procioni appassionati di birra stanno diventando un problema In Germania i procioni appassionati di birra stanno diventando un problema

L’accordo, che dovrebbe chiudersi definitivamente a gennaio 2027, prevede comunque che la birra Weltenburger continui a essere prodotta tra le mura dell’abbazia, anche se i monaci non se ne occupano più direttamente già da mezzo secolo. In fondo, per i monaci la birra non è mai stata solo un business, ma un modo per celebrare la vita. L’abate Thomas M. Freihart, citando Friedrich Schiller durante un anniversario del birrificio, ha ricordato che “coloro che non sanno godersi la vita finiranno per diventare insopportabili per gli altri”.

Per lui non ci sono dubbi sulla natura di questa bevanda, tanto da aver aggiunto che “il piacere del succo d’orzo dovrebbe essere visto come un dono di Dio”. Ora la sfida passa alla Schneider Weisse, che dovrà gestire questa eredità in un mercato che sembra aver perso un po’ della sua vecchia sete.