Dietrofront di Starmer: in Inghilterra il foie gras non si può produrre, ma si può importare

Nel tentativo di ricostruire i rapporti commerciale con l'UE post Brexit, il primo ministro uscente deve cedere sul foie gras, abbandonando le promesse elettorali.

Dietrofront di Starmer: in Inghilterra il foie gras non si può produrre, ma si può importare

Dopo le anticipazioni di pochi mesi fa, ormai è ufficiale: il primo ministro uscente Sir Keir Starmer ha deciso di abbandonare l’impegno del suo manifesto che prevedeva il divieto di importazione del foie gras, una mossa rivelatasi come necessaria per sbloccare i negoziati commerciali con l’Unione Europea. Le buone intenzioni della campagna elettorale si sono quindi scontrate contro la più pragmatica realtà della diplomazia europea, in una strategia più ampia volta a resettare i rapporti con Bruxelles, cercando di allinearsi agli standard del blocco per facilitare lo scambio di prodotti alimentari e bevande attraverso la Manica.

Foie Gras in UK: produzione no, importazione sì

foie gras

La partita delle trattative si è da subito rivelata difficile Downing Street. Durante i colloqui infatti, Bruxelles ha imposto una condizione chiara: il Regno Unito non può fare “cherry picking” scegliendo arbitrariamente quali regole seguire e quali no. Secondo le normative dell’Unione Europea, infatti, non è consentito ai partner commerciali vietare prodotti alimentari provenienti da altri stati membri basandosi esclusivamente su preoccupazioni legate al benessere animale. Poiché il foie gras è prodotto prevalentemente in Francia attraverso l’ingozzamento forzato di anatre e oche, il divieto britannico avrebbe rappresentato una violazione di questi principi.

Sebbene la produzione di foie gras rimanga illegale nel Regno Unito dal 2007, l’impossibilità di ottenere una deroga speciale significa che le importazioni continueranno regolarmente. Questa concessione fa parte di un pacchetto più ampio che vedrà gli agricoltori britannici rinunciare all’uso di vari pesticidi vietati nell’UE e che mette in dubbio il futuro delle colture geneticamente modificate nel paese. Sul fronte economico, il governo stima che la riduzione della burocrazia derivante da questo accordo potrebbe iniettare fino a 5,1 miliardi di sterline all’anno nell’economia britannica, portando anche a una diminuzione dei prezzi nei supermercati.

In Cina producono foie gras che costa 10 volte meno di quello francese In Cina producono foie gras che costa 10 volte meno di quello francese

La reazione degli attivisti non si è fatta attendere. Organizzazioni come Animal Equality hanno manifestato a Londra, definendo la scelta un pericoloso precedente che mina gli standard di benessere animale del paese. Claire Bass, direttrice di Humane World for Animals UK, ha aspramente criticato il governo per aver ceduto su una promessa che, a suo dire, equivale a esternalizzare la crudeltà. Anche Anthony Field di Compassion in World Farming UK ha ribadito un concetto semplice: se una pratica è considerata troppo crudele per essere permessa sul suolo britannico, dovrebbe esserlo anche per l’importazione.

Mentre il dibattito etico infuria, il panorama politico sta cambiando. Il vertice di Bruxelles, originariamente previsto per luglio, è stato posticipato all’autunno dopo l’annuncio delle dimissioni di Starmer. Sarà probabilmente compito di Andy Burnham, indicato come possibile successore, portare avanti i negoziati tecnici su temi complessi come il commercio di energia elettrica e gli schemi di mobilità giovanile. Nel frattempo, i funzionari europei osservano con attenzione, pronti a chiedere ulteriori garanzie e concessioni in questa nuova fase dei rapporti post-Brexit.