di Patrizia 7 Marzo 2019
discount

I discount in Italia sono in continua crescita. E nel corso degli anni hanno anche cambiato la loro identità, venendo incontro alle esigenze di consumatori sempre più attenti alla qualità, attraverso private label sempre più focalizzati sui prodotti italiani e, ovviamente, l’inserimento del banco del fresco. Il loro numero è profondamente aumentato, arrivando nel 2018 a una quota di mercato del 18,5% del largo consumo confezionato. 10 anni fa, per capirci, detenevano il 13,4% del retail.

Nel 2018, i discount, hanno rappresentato l’unico segno positivo nel settore della grande distribuzione.

La ricerca Nielsen ci dice che più di 180 nuovi discount sono nati lo scorso anno: Aldi è il brand che ha aperto più store (50), seguito da Md (38), Eurospin (34), iN’s (39), Lidl (12) e Penny Market (11). 17,7 miliardi di euro è, invece, il giro di affari nel 2018.

Mentre i supermercati e i superstore si sono attestati su quote di mercato che stabili dal 2015 (con una percentuale pari al 50,6%) e ipermercati e liberi servizi hanno perso quota (nel 2018 erano al 12,6 e 11,4%), i discount si stanno trasformando, diventando un punto di riferimento per i consumatori italiani. Non certo i discount di una volta: hanno cambiato volto, assecondando sempre di più le richieste dei clienti e arrivando a conquistare anche nuovi consumatori.

Nei discount oggi troviamo tantissimi prodotti confezionati, ma non solo. I banchi del fresco sono aumentati, a partire dall’ortofrutta, ma passando anche per il reparto macelleria o panetteria. Il 52% di crescita è dovuta proprio ai freschi, una categoria merceologica che rappresenta il 35% sul totale del negozio, praticamente la stessa dei supermercati (36%).

Insomma, i discount stanno diventando dei supermarket veri e propri, un canale di vendita dove trovare tutto quello di cui abbiamo bisogno, a prezzi competitivi e con offerte interessanti. Non è un caso se nel 2018 7 famiglie su 10 hanno scelto il discount come luogo deputato alla spesa.

Un canale di vendita che, in Italia, è ancora relativamente giovane, ma rappresenta un punto di rottura con il classico modello distributivo.