Nestlé starebbe esplorando la possibilità di vendita della sua divisione acque in un contesto segnato da crescenti controlli legali e accuse ambientali che aumentano rischi e incertezze: il colosso dell’alimentare aveva annunciato per la prima volta l’intenzione di cedere parte della divisione nel febbraio 2025, ma da allora la situazione è peggiorata significativamente a causa di accuse di frode ai danni dei consumatori e inquinamento da microplastiche.
La divisione waters è infatti attualmente al centro di diverse dispute legali: recentemente sono state effettuate perquisizioni nei siti di Vergèze e in un laboratorio nei Vosgi nell’ambito di un’indagine su una presunta frode riguardante acqua filtrata illegalmente, e oltre a ciò Nestlé deve rispondere dell’accusa di aver scaricato illegalmente centinaia di migliaia di metri cubi di bottiglie d’acqua, contaminando il suolo e le sorgenti vicino ai siti di Contrex e Hépar.
Scandali e strategie

Sebbene gli scandali possano aver influenzato la decisione di vendere, esistono anche ragioni strategiche legate al portafoglio aziendale. Nandini Roy Choudhury, consulente presso Future Market Insights, ha spiegato: “L’acqua è una parte relativamente piccola dell’attività complessiva di Nestlé e si colloca al di fuori delle quattro categorie che il management ha identificato come le sue principali priorità strategiche: Food & Snacks, Coffee, Nutrition e Petcare. La separazione dell’unità ha quindi una chiara logica di portafoglio indipendente dalle polemiche”.
Nonostante questo, il comparto impone una gestione complessa, ulteriormente esasperata dalle indagini recenti: “Nestlé deve affrontare un continuo controllo normativo -prosegue Choudury- potenziali costi di ripristino, incertezza sui processi di trattamento consentiti e sui volumi di estrazione e rischi reputazionali che si estendono oltre la divisione Waters. Questi problemi rendono l’attività più intensiva dal punto di vista gestionale in un momento in cui Nestlé sta cercando di semplificare il proprio portafoglio e migliorare la performance operativa”.
Nonostante le sfide, i marchi premium come Perrier e S.Pellegrino mantengono un forte interesse per gli investitori: “Non è attualmente possibile identificare un preciso ‘sconto contaminazione’ perché non esiste una valutazione pre-indagine resa pubblica per un perimetro equivalente. Il processo riportato potrebbe valutare l’attività europea delle acque a circa 5 miliardi di euro, con Nestlé che considera la vendita di circa il 50% della quota. Tale valutazione riflette ancora un valore considerevole in marchi come Perrier, S.Pellegrino e Acqua Panna, la loro distribuzione internazionale, il posizionamento premium e il potenziale di generazione di cassa”.
Il futuro della divisione rimane incerto tra una vendita parziale o un’uscita definitiva dal settore. Sebbene inizialmente si parlasse solo di una quota, il CEO Philipp Navratil ha recentemente accennato a un disinvestimento totale, ma una vendita parziale iniziale potrebbe però facilitare una successiva uscita totale: “Le partnership di private equity includono comunemente meccanismi attraverso i quali il proprietario originale può vendere la sua quota rimanente in un secondo momento. Se un partner migliora le prestazioni, risolve i problemi normativi e crea un parametro di valutazione più chiaro, una successiva uscita completa potrebbe diventare più facile e potenzialmente più preziosa”.
