La chiusura definitiva di Birra del Borgo è certamente stata un evento simbolico per il movimento artigianale ma, quando la notizia si è diffusa, il primo pensiero è andato ai lavoratori dello stabilimento di Borgorose, il cui destino era ancora tutto da definire. Passato quindi il momento dell’amarcord degli appassionati e delle nostalgie di un periodo pionieristico della birra artigianale italiana, ora la vicenda di BdB si consuma per le strade, dove è iniziata la protesta e la lotta sindacale dei 27 dipendenti dell’azienda e relative famiglie, sospese in un limbo di incertezza.
La protesta dei dipendenti di Birra del Borgo
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La contestazione ha preso corpo in due giornate intense, portando la voce dei lavoratori dalle strade di Rieti fino al cuore di Roma, prima sotto le finestre della Prefettura e poi davanti alla sede di Unindustria, dove i dipendenti hanno manifestato mentre all’interno si decideva del loro destino.
Il loro messaggio è stato chiaro e privo di mediazioni: “Due giorni di sciopero. Due piazze. Una sola voce. Ieri siamo stati davanti alla Prefettura di Rieti. Oggi siamo a Roma, davanti alla sede di Unindustria, mentre dentro si discute del nostro futuro. Siamo qui perché non accettiamo di essere trattati come numeri da cancellare, costi da tagliare o vite da mettere tra parentesi. Dietro ogni posto di lavoro ci sono anni di esperienza, competenze costruite giorno dopo giorno, sacrifici, famiglie, progetti e futuro. Ci sono persone che hanno creduto in Birra del Borgo, che l’hanno fatta crescere, prodotta, raccontata e portata fuori dai cancelli dello stabilimento”.
La multinazionale AB InBev, proprietaria del marchio, ha giustificato l’avvio della procedura di licenziamento collettivo sostenendo che il sito non sia più economicamente sostenibile, ma chi vive la fabbrica ogni giorno contesta questa versione, sottolineando come negli ultimi anni i volumi e la programmazione produttiva siano stati progressivamente ridotti proprio dal gruppo.
Secondo loro non è solo una questione di bilanci, ma di una scelta strategica dall’alto: “Oggi ci viene chiesto di pagare il prezzo di decisioni prese altrove. Ma noi non resteremo in silenzio. Siamo davanti a Unindustria per chiedere risposte vere, responsabilità e tutele concrete. Non promesse vaghe. Non ipotesi indefinite. Non parole utili soltanto a prendere tempo. La nostra è una battaglia per il lavoro, ma anche per la dignità. Perché chi decide di chiudere uno stabilimento deve guardare negli occhi le persone coinvolte e assumersi fino in fondo le conseguenze delle proprie scelte”.
Sul tavolo delle trattative, le posizioni restano distanti: le parti sono al lavoro per un accordo economico che appare ancora decisamente lontano, mentre si chiede la sospensione della procedura, con l’apertura di un tavolo istituzionale con la Regione Lazio e il Ministero, e l’uso di ammortizzatori sociali che permettano di guadagnare tempo prezioso. Tempo che servirà a esplorare strade alternative che vadano oltre la chiusura definitiva: si parla di una trattativa concreta con un possibile acquirente industriale e persino dell’ipotesi di un worker buyout, una cooperativa formata dai lavoratori stessi con il supporto di Legacoop Lazio.
La finestra temporale tra la fine di luglio e l’inizio di agosto sarà decisiva per capire se queste manifestazioni d’interesse si trasformeranno in qualcosa di concreto. Nel frattempo, i lavoratori restano uniti, consapevoli che la loro lotta rappresenta un presidio per l’intero territorio e per il valore del Made in Italy. La loro determinazione non accenna a diminuire: “Continueremo a farci vedere, a farci sentire e a difendere ciò che abbiamo costruito. Non siamo soli. Non siamo invisibili. Non siamo sacrificabili. Siamo le lavoratrici e i lavoratori di Birra del Borgo. E siamo ancora qui, insieme”.
Il cuore della vertenza è riassunto in un appello finale che richiama la multinazionale alle proprie responsabilità sociali: “Non chiediamo privilegi. Chiediamo che una multinazionale non chiuda in fretta uno stabilimento storico mentre esistono ancora possibili acquirenti e strumenti da valutare. Se la chiusura sarà inevitabile, dovrà assumersi fino in fondo la responsabilità sociale ed economica verso chi ha costruito Birra del Borgo in questi vent’anni”.

