Fermo pesca: stop al pesce fresco nell’alto Tirreno fino al 2 novembre

Nuovo fermo pesca: stop al pesce fresco nell'alto Tirreno e in Liguria (fra Livorno e Imperia) dal 4 ottobre al 2 novembre.

peschereccio

Nuovo fermo pesca: questa volta lo stop al pesce fresco arriva nell’alto Tirreno. Dal 4 ottobre al 2 novembre pescherecci fermi nella zona di mare che va da Livorno in Toscana a Imperia in Liguria.

Tuttavia dal 5 ottobre ritorneranno attive le imbarcazioni attive nel tratto di costa compreso fra Brindisi e Napoli, fino a Gaeta. Secondo Coldiretti Impresapesca, questo fermo pesca cade in un momento dell’anno già funestato dalla riduzione delle giornate di pesca imposta dalle nuove normative europee inerenti le imbarcazioni che effettuano la pesca a strascico.

Per alcune parti della flotta (in particolare per quelle con maggior tonnellaggio) si è scesi a 140 giornate di pesca all’anno: questa riduzione rende l’attività di pesca non più sostenibile, complice anche l’assenza di un sistema efficace di ammortizzatori.

pescatore

Le aziende devono concentrare un lavoro che dovrebbe sostenerle come impresa per 365 giorni in massimo 140-170 giorni. Secondo Coldiretti, per riuscire a compensare queste riduzioni, le aziende dovrebbero poter scegliere da sole quando lavorare e quando fermarsi, basandosi sulle richieste del mercato, sulle necessità di manutenzione delle barche e anche sulle ferie del personale.

Tuttavia la rigidità del fermo pesca attuale ha fatto sì che non solo lo stato delle risorse per alcune specie sia progressivamente peggiorato, ma che siano anche drasticamente calati sia lo stato economico delle imprese che i redditi dei lavoratori del settore.

A tutti questi problemi, poi, si aggiungono quelli collegati alla pandemia da Coronavirus: si parla di perdite da 500 milioni di euro fra produzione invenduta, chiusura dei ristoranti, crollo dei prezzi e costi aggiuntivi per quanto riguarda l’implementazione delle misure di distanziamento e sicurezza sulle barche.

Sommando, poi, gli effetti del surriscaldamento terrestre collegato ai cambiamenti climantici, le importazioni senza controllo di prodotti stranieri e una burocrazia sempre più stringente, ecco che nel corso degli ultimi 30 anni sono stati persi il 33% delle imprese e 18mila posti di lavoro, con una flotta ridotta a 12mila unità e imbarcazioni che hanno un’età media di 36 anni.

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