di Anna Silveri 31 Ottobre 2018

Alcuni quotidiani l’avevano definita “amante della cucina tradizionale”. La Gazzetta di Modena si era spinta a ipotizzare che quel giorno avesse intenzione di preparare lasagne, o forse erano le tagliatelle.

Di fatto, mentre la madre, 68enne all’epoca dei fatti, girava lentamente il ragù a fiamma bassa secondo l’antica tradizione locale –è sempre la ricostruzione orgogliosa e forse un po’ di parte del quotidiano modenese– la figlia vegana, 46 anni, al culmine di una crisi di nervi per l’odore di carne diffuso nella casa, si è messa a urlare e l’ha minacciata:

“Ci penso io a farti smettere! –ha esclamato, come da verbale della denuncia– se non smetti di fare il ragù ti pianto un coltello nella pancia!”

[Mamma modenese minacciata dalla figlia vegana mentre prepara il ragù]

Per avere smesso, la madre ha smesso, ma ha pure denunciato la figlia al Giudice di Pace per minaccia semplice.

Prendere le parti della classica razdora modenese che ama la cucina tradizionale e le ricette di una volta, era stato facile.

[Ragù emiliano: ricette di Bottura e Barbieri]

Anche per il ritratto uscito dai giornali della figlia: una donna disoccupata che vive ancora in famiglia pur essendosi allontanata dai gusti materni fino a diventare una convinta vegana. Gli opposti che non s’incontrano, divisi da un insanabile contrasto sul cibo, e per di più costretti a vivere sotto lo stesso tetto.

Ci siamo allontanati da questa vicenda stravagante immaginando che la madre continuasse a preparare il ragù, e la figlia a dare in escandescenze. In attesa di sentenza.

Che è arrivata! Condannando la figlia a versare 400 euro di risarcimento e a 500 euro di multa. Il giudice ha stabilito che quelle parole rappresentano una vera minaccia di morte nei confronti della madre.

Passi essere vegani, ma intolleranti no.

[Crediti | Corriere.it]