di Manuela 26 Giugno 2020
firenze

La burocrazia italiana colpisce ancora, questa volta a Firenze. Qui un bar è stato chiuso per un ritardo di poche ore nella registrazione di un contratto di lavoro, ritardo legato al fatto che nel giorno dei festeggiamenti per San Giovanni difficilmente qualcuno dell’ufficio preposto avrebbe potuto registrarlo visto che durante la festa del Patrono gli uffici pubblici sono chiusi.

E’ Giuseppe Masucci a spiegare come sia andata questa incredibile vicenda. La figlia gestisce tre bar a Firenze: uno si trova in via degli Artisti, uno in via Corridoni e uno in via Maragliano in attesa di essere inaugurato a causa dell’epidemia da Coronavirus. Il 3 giugno due bar hanno aperto: sapevano che ci sarebbero stati meno incassi, ma erano pronti a ripartire.

Si arriva così al 25 giugno mattina: al Caffè Sofia di via degli Artisti si sono presentati due ispettori del lavoro e hanno chiesto di vedere i contratti di lavoro dei due dipendenti. Per la ragazza che lavora al banco non ci sono stati problemi perché è regolarmente assunta da parecchio tempo. Ma è il ragazzo in cucina, al suo primo giorno di lavoro, che si è visto portare via il lavoro che aveva iniziato da poche ore: il suo contratto non risultava agli ispettori.

In realtà il contratto c’era, compilato di tutto punto, solo che non era stato ancora registrato. Il motivo è presto detto: la legge prevede che la dichiarazione e registrazione dei contratti vada fatta il giorno prima dell’inizio del lavoro. Cosa che è accaduta anche in questo caso: la documentazione del caso e il contratto sono stati inviati alla consulente del lavoro.

Solo che tale invio è avvenuto il 24 giugno, Festa del Patrono, in quanto il ragazzo avrebbe dovuto prendere servizio il 25. Tuttavia, come accade dappertutto, durante il giorno del Patrono, gli uffici erano chiusi, per cui la consulente non ha potuto fare la registrazione per il semplice fatto che era giorno di vacanza. La registrazione sarebbe dunque slittata al 25, ma sfortuna vuole che gli ispettori sono arrivati prima che la consulente potesse procedere materialmente a fare la registrazione.

Masucci ha mostrato agli ispettori del lavoro tutta la documentazione e i certificati inviati, tentando di spiegargli che il giorno del Patrono gli uffici sono chiusi e nessuno lavora, ma gli ispettori, forti della loro burocrazia che non ammette deroghe neanche quando l’evidenza dei fatti dimostra la buonafede, hanno deciso di multare con 8.500 euro la figlia, con chiusura immediata del bar.

Adesso il bar è condannato a rimanere chiuso: Masucci ha spiegato che di sicuro non ha i soldi per procedere alla revoca dell’ordinanza, visto anche che durante il lockdown ha pagato di tasca sua la cassa integrazione ai dipendenti visto che dallo Stato i previsti soldi non sono mai arrivare. Inoltre anche il ragazzo neo assunto ha perso il lavoro che aveva iniziato da pochi minuti.