La notizia è stata pubblicata il 29 luglio dal settimanale Toscana Oggi e rilanciata nello stesso giorno dall’ANSA. Racconta il ritrovamento di un volantino pubblicitario e della ricetta di un elisir corroborante preparato dai frati del convento di San Marco a Firenze nella seconda metà dell’Ottocento, una scoperta che ha attirato l’attenzione per una curiosa coincidenza: molti degli aromi impiegati sono gli stessi che, qualche decennio più tardi, sarebbero entrati nella formula della Coca-Cola, uno dei segreti industriali più famosi al mondo.
La ricetta della coca cola dei frati è riemersa durante il riordino dell’archivio storico del convento, la cui farmacia serviva a sollevare i poveri del quartiere; l’elisir infatti era considerato un sostegno per corpo e mente affaticati. I registri dell’epoca confermano che questo elisir risultava uno dei prodotti più richiesti da chi si rivolgeva alla spezieria dei frati per acquistare medicamenti.
Ecco la ricetta originale della Coca Cola (forse)
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Da oltre un secolo la formula della Coca-Cola è protetta come uno dei più celebri segreti industriali al mondo. La The Coca-Cola Company non ha mai brevettato la ricetta proprio per evitare che, allo scadere della tutela, diventasse di dominio pubblico: ha scelto invece la strada del segreto commerciale, adottata già alla fine dell’Ottocento, dopo il lancio della bevanda nel 1886. La formula completa, nota come Merchandise 7X, è accessibile soltanto a un numero ristrettissimo di dirigenti e tecnici vincolati da rigorosi accordi di riservatezza; gli ingredienti vengono inoltre prodotti e miscelati in stabilimenti diversi, così che nessun dipendente possa conoscerne l’intera composizione. Anche il celebre caveau di Atlanta, dove è custodita simbolicamente la ricetta, contribuisce ad alimentare il mito di uno dei segreti meglio conservati dell’industria alimentare.
La formula dei frati fiorentini però potrebbe contenere numerosi indizi ed è molto più semplice di quanto si potrebbe immaginare. Il volantino ritrovato da padre Manuel Russo descrive un “elisir vinoso ricostituente” preparato con 10 grammi di foglie di coca boliviane, 30 grammi di noci di cola e una base di vino e alcol. Nell’Ottocento sia la coca sia la cola erano ingredienti comunemente impiegati nella farmacopea europea come tonici contro la stanchezza fisica e mentale, ben prima che la coca fosse vietata a livello internazionale. È proprio questa combinazione di foglie di coca e noci di cola a richiamare la ricetta ideata nel 1886 dal farmacista di Atlanta John Stith Pemberton, battezzata Pemberton’s French Wine Coca, dalla quale sarebbe poi nata la Coca-Cola dopo l’eliminazione del vino in seguito alle restrizioni sull’alcol e, successivamente, dell’alcaloide della coca.
La ricetta originaria della Coca Cola dunque conteneva vino, estratto di foglie di coca e noce di cola, ma fu modificata pochi mesi dopo per adeguarsi ai movimenti proibizionisti che vietavano la vendita di bevande alcoliche: il vino venne eliminato e nacque così la versione analcolica destinata a diventare la Coca-Cola. Negli anni successivi anche l’estratto di foglie di coca fu sostituito con una versione decocainizzata, in seguito ai cambiamenti della normativa statunitense.
Se volete provare a fare una versione casalinga sappiate che si ipotizza che oltre a questi ingredienti ci siano molte spezie infuse: cannella, coriandolo e noce moscata e poi scorza d’arancia e di limone.
