L’Italia è un paese di creativi. Ed è questo il motivo per cui la nuova sede di Futuro Nazionale a Firenze è diventata una kebabberia su Google: 285 recensioni in pochi giorni e 2,1 stellette. Una serie di recensioni, alcune buone e altre pessime, addirittura documentate con foto artefatte grazie all’intelligenza artificiale, fino a far credere alla macchina che quel luogo non è una sede di partito, ma appunto una kebabberia.
Non è un caso isolato, ma sicuramente è in Italia un unicum e un apripista alla discussione politica, che tratta innanzitutto Google Reviews come un social, in cui far circolare un meme.
Casi simili, ma non identici, sono già capitati: Area 51, negli Stati Uniti, su Google è da anni bersaglio di recensioni satiriche, così come lo sono alcune sedi di polizia che vengono recensite come hotel. In Germania, alcune sedi della CDU erano state attaccate cambiando il nome in CDU Eierhaus (“Casa delle uova”). Ma ci si limitava a quello; non ci sono precedenti – almeno da una nostra ricerca – in cui una sede venga riscritta collettivamente come un’altra attività commerciale, con una narrazione condivisa sostenuta da centinaia di recensioni e immagini.
Alcune delle recensioni della kebabberia di Vannacci sono davvero spassose: da “Devo dire, un kebab d’altri tempi. Roberto… il proprietario è proprio nato per fare il kebab” fino a: “Uno tra i kebab migliori in zona. Si vede che il proprietario è medio-orientale”. E poi, ovviamente: “Locale gay friendly, ci sono decorazioni inclusive ovunque e richiami alle lotte contro l’omotransfobia”. Certo, c’è anche la foto del kebab a testa in giù.
Come si fa a fregare così Google?
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Se ve lo state chiedendo, fregare Google è abbastanza semplice. Google ragiona come una macchina e dunque, avendo molte recensioni tutte dello stesso tipo, non riesce a capire quali siano false e quali vere e decide di non cancellare nulla per evitare di cancellare qualcosa di vero. Inoltre, il sistema delle recensioni di Google non verifica se le foto o le recensioni siano state fatte frequentando davvero il posto. Il sistema usa algoritmi per stimare se una recensione è autentica, basandosi su elementi come la cronologia dell’account, la posizione GPS (quando disponibile), la frequenza delle recensioni e schemi sospetti (molti account creati insieme, stesso testo, ecc.). Ma non esiste un controllo preventivo che dimostri che una persona sia effettivamente entrata nel locale.
Quindi una recensione può essere falsa ma sembrare “normale” dal punto di vista del sistema e, soprattutto, la macchina non comprende le prese in giro: capire che in realtà tutte quelle recensioni online stanno descrivendo un’attività che non vende kebab richiede una comprensione del contesto sociale e politico molto più sofisticata.
Altra cosa che normalmente Google monitora è il cosiddetto review bombing, ovvero il fatto che improvvisamente a un’attività arrivino moltissime recensioni contemporaneamente. Questa è una cosa che mette il sistema sul chi va là, tuttavia è molto difficile, sempre per la macchina, capire se il review bombing è una questione di viralità improvvisa o un falso. Nel caso di Vannacci, la sede era effettivamente appena aperta e aveva ricevuto molta attenzione mediatica. Anche questo rende più difficile capire automaticamente se il picco di recensioni sia “naturale” oppure no.
Ovviamente i vannacciani hanno tentato di segnalare a Google queste recensioni, ma il sistema di verifica su segnalazione può essere anche molto fumoso. Intanto non si sa mai se la verifica venga effettuata dal sistema o da un umano; poi, per il principio “per difetto”, per cui è meglio rischiare di avere una recensione falsa che cancellare una recensione vera. Se quelle recensioni non contengono insulti e non violano la policy di Google, non vengono cancellate.
Sento che il futuro potrebbe riservarci qualche altra spassosissima lettura su Google Maps.
