di Valentina Dirindin 28 Luglio 2019

Ve la ricordate la bomba carta alla pizzeria di Gino Sorbillo in via dei Tribunali a Napoli? “Qualcuno legato al mondo degli stadi”, ipotizzò a caldo Sorbillo, visto che si era schierato apertamente contro il razzismo nel calcio o, peggio, un messaggio da parte della camorra. Solidarietà un po’ da ogni parte d’Italia, dalla politica, da colleghi chef più o meno blasonati e sì, anche naturalmente da noi, che abbiamo sempre reputato Gino Sorbillo un grande professionista e un ottimo pizzaiolo , al punto che tempo fa Dissapore pubblicò la sua autobiografia, “Pizzaman”.

I fatti della bomba carta risalgono a gennaio 2019: dopo di allora, tanto clamore mediatico, una campagna social (con tanto di foto del pizzaiolo con in mano un cartello con scritto “chiuso per bomba”) e qualche polemica di chi, come la giornalista Selvaggia Lucarelli, faceva notare qualche ombra nella vicenda, e in generale un clamore anche troppo superiore all’offesa, visto che – ad esempio – in realtà la pizzeria era chiusa da giorni per ristrutturazione, e i danni erano stati decisamente contenuti.

Ve la ricordate, ora, la storia della bomba carta alla pizzeria di Gino Sorbiillo?
Ecco, è venuto fuori che probabilmente Sorbillo ci ha preso tutti per il naso (e ci siamo cascati noi per primi, convinti di schierarci dalla parte di chi aveva subito un’intimidazione criminale), perché a distanza di tempo si scopre che non avevamo ragione di difenderlo da nessuna minaccia, e che – per di più – lui sembrava saperlo benissimo.

A rivelarlo è il Corriere del Mezzogiorno, che ha avuto modo di accedere agli atti della vicenda e che ha pubblicato alcune intercettazioni fra Sorbillo e un suo collaboratore, Pasquale, dalle quali si evince piuttosto chiaramente che i due sapessero – o quantomeno sospettassero fortemente – che la bomba carta non fosse diretta a loro. La destinataria dell’intimidazione infatti era l’abitazione della famiglia Esposito, che abita nell’edificio della pizzeria di Sorbillo e che gestisce, poco distante, un’altra pizzeria, “pizza e pummarola”. Pasquale lo dice con una certa sicurezza a Sorbillo già il giorno dopo la vicenda: “Non era a te!”, gli dice, spiegandogli che gli doveva parlare “da vicino”.

Il Corriere del Mezzogiorno ha provato a raggiungere Sorbillo, che ha ammesso di aver avuto dei dubbi sull’attentato: “Sono state fatte varie ipotesi e ho vissuto settimane di angoscia”, ha dichiarato. Ma il clamore mediatico che seguì alla vicenda, in realtà, non faceva immaginare molti dubbi, e in tanti si schierarono al suo fianco. Tanti che oggi vorrebbero chiedere conto al pizzaiolo napoletano di questi nuovi risvolti della vicenda, magari a mezzo social (proprio lì dove pochi mesi fa lo avevano difeso), ma non possono farlo, perché Sorbillo oggi ha chiuso i commenti sui suoi account Facebook e Instagram.

“Gino ha avuto 500 euro (di danni, ndr) e sta facendo un milione di euro di pubblicità”, dice Pasquale in una delle intercettazioni. Ma, proprio lui che è napoletano, avrebbe dovuto conoscere il motto vagamente karmico “San Giovanni non fa inganni”: un milione di euro di pubblicità, più una bella figuraccia.

[Fonte: Corriere del Mezzogiorno]