di Sara Porro 22 Febbraio 2017
gino sorbillo

Cari tutti, c’è un annuncio importante da fare e allora meglio entrare subito nel vivo senza preamboli. (Tranne questo).

Come sapete, Dissapore esiste sul web dal 2009, e dopo otto anni di onorata (ah!) carriera abbiamo deciso di metterci anche a scrivere libri.

Nessuna nostalgia per il profumo della carta: piuttosto, nel tempo abbiamo considerato come ci siano storie che meritano un respiro, e spazi, più ampi di quelli che abbiamo a disposizione qui.

Perciò presto ci sarà una collana di libri di Dissapore, edita da NetAddiction: già due quest’anno, e tre il prossimo, nel 2018.

Contenti?

Aspettate, ho una buona e una cattiva notizia. La cattiva: la collana sarà curata da, uhm, me! [nota: controllare se la modestia forzata come captatio benevolentiae funziona ancora sul web].

La buona: il primo titolo, in uscita a giugno 2017, sarà l’autobiografia di Gino Sorbillo (re dei pizzaioli napoletani di via Tribunali e vincitore del nostro campionato della pizza), scritta con il supporto redazionale di una delle penne storiche di Dissapore, Adriano Aiello.

Il titolo ve lo direi ma è ancora da confermare –per il momento tra di noi lo chiamiamo con il nome tecnico di “Gino Sorbillo Winter Project” (anche GSWP), perché siamo dei cinefili nerd ed è un omaggio a Woody Allen– che, come è noto, identifica tutti i suoi film solo come “Woody Allen’s Summer Project” o “Winter Project” a seconda che cominci a girare in estate o in inverno.

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Sorbillo è un nome celebre per tutti gli appassionati di pizza in Italia –anche grazie a una certa fama televisiva– ma non sono in molti (per ora!) a conoscere la vicenda della sua famiglia, che è legata a doppio filo alla storia di quasi un secolo di pizza napoletana.

La storia della pizza, infatti, non si può raccontare senza partire dal legame speciale che la lega a Napoli e ai suoi abitanti.

La pizza a’ rota de carro, quella che straborda dal piatto in puro in stile Sorbillo, è la versione da mangiare seduti della pizza a portafoglio, che si sbocconcella avidamente in piedi, per strada. E nel centro di Napoli, dove in pochi chilometri quadrati vivono decine di migliaia di persone, la strada è uno spazio particolare: è lì che si vive, è lì che succedono le cose.

È proprio la più bella e simbolica di queste strade, via de’ Tribunali, a fare da sfondo a questa storia: qui dal 1935 la famiglia Sorbillo ha la sua pizzeria, qui nascono i 21 fratelli Sorbillo, tutti destinati a una carriera di pizzaioli, qui Zia Esterina nutre di pizza e passione l’intero quartiere.

Nel 1996 Gino ha solo 19 anni quando un grave infortunio del padre lo costringe a prendere in mano l’attività di famiglia. Da quel giorno le cose cambiano: fare la pizza buona, a lui, non basta, lì fuori c’è una Napoli che lui vorrebbe diversa.

Oggi Gino Sorbillo è uno dei pizzaioli più celebri al mondo, l’umile pizza è diventata una delle specialità gastronomiche più di tendenza ovunque, e anche in via dei Tribunali si respira un’aria nuova. Come è successo?

Nel ripercorrere la storia della famiglia Sorbillo, proveremo a rispondere anche alla domanda definitiva: come mai la pizza a Napoli è così buona?