PepsiCo prevede ora una crescita dell’utile dell’1-2% nell’esercizio 2026, contro il precedente obiettivo del 4-6%. Non è una novità che il gruppo PepsiCo, che possiede la storica bevanda concorrente della Coca-Cola ma anche molti marchi di snack, tra cui Doritos, sia in difficoltà nel mercato nordamericano. Uno dei fattori che preoccupano l’azienda è la diffusione dei farmaci contro l’obesità del tipo GLP-1, che sta modificando le abitudini alimentari dei consumatori e ridurre la domanda di snack e bibite gassate. Chi assume questi farmaci deve prestare particolare attenzione all’apporto proteico per limitare la perdita di massa muscolare.
Per questo motivo PepsiCo sta ampliando la propria offerta di alimenti arricchiti di proteine. Negli Stati Uniti, a marzo 2026, sono arrivati nei negozi selezionati i Doritos Protein, con 10 grammi di proteine per porzione da circa 28 grammi, mentre a maggio è stata annunciata la linea PopCorners Protein, con 9 grammi di proteine per porzione.
L’altro motivo della crisi è dato dall’aumento dei costi, tra cui energia e materie prime, che rendono la produzione molto costosa. Per questo l’azienda sta puntando a risparmi di produttività record.
Per cercare di contrastare la flessione del mercato, a febbraio PepsiCo aveva abbassato fino a quasi il 15% i prezzi di alcuni prodotti, tra cui Lay’s e Doritos, nel tentativo di recuperare consumatori. Tuttavia, secondo quanto riportato da Reuters, a settembre l’azienda ha annunciato nuovi aumenti di prezzo per alcune patatine, e a ottobre ha confermato che avrebbe aumentato i prezzi di alcuni snack e bevande per compensare l’incremento dei costi. Gli aumenti previsti saranno comunque inferiori ai prezzi precedenti ai ribassi di febbraio.
Insomma, la pressione nasce dal mercato americano, dove la domanda di alcuni di questi prodotti è debole, anche per effetto dei cambiamenti nelle abitudini alimentari, mentre il potere d’acquisto delle persone si sta erodendo. Dall’altra parte, l’azienda è stretta tra costi di produzione che salgono, vendite che faticano a ripartire e necessità di adeguare il prezzo a un mercato in difficoltà.
Cosa sta succedendo a PepsiCo?
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Se vi sembra che tutto questo sfoci in una situazione confusionaria, avete capito bene. Il piano di rilancio di PepsiCo è cominciato circa un anno fa, quando il gruppo di investimento Elliott Investment Management ha acquisito una partecipazione di circa 4 miliardi di dollari nel gruppo, chiedendo interventi per migliorare i risultati. A dicembre 2025, dopo i colloqui con Elliott, PepsiCo ha dichiarato di puntare a un aumento di 100 punti base del margine operativo nell’arco di tre anni (un punto base corrisponde allo 0,01%, quindi 100 punti base equivalgono a un punto percentuale). Invece, nel terzo trimestre il margine operativo core di PepsiCo è diminuito di 35 punti base rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. Da inizio anno ha perso 25 punti base, attestandosi al 16,5% dei ricavi.
Infine, le azioni PepsiCo nel corso della settimana appena trascorsa avevano toccato il livello più basso da oltre sei anni.
Il CEO Ramon Laguarta è sotto pressione. David Wagner, responsabile dell’area azionaria e investitore di PepsiCo, ha dichiarato nei giorni scorsi a Reuters: «I prossimi due trimestri dovranno mostrare una vera inversione di tendenza in Nord America. Altrimenti, la pressione sul CEO passerà da “realizza il piano di rilancio” a “spiega perché sei ancora la persona giusta per guidarlo”».
Chi negli anni Novanta vedeva nella Pepsi la soluzione eccentrica per segnalare la propria individualità cominci a tenere le dita incrociate.
