Gli anni e i relativi bilanci passano, ma Grand Tour Italia, il monumentale parco gastronomico che fu Fico Eataly World, continua a non ingranare dimostrandosi come la vera croce del patron Oscar Farinetti: pur riuscendo a conquistare i mercati internazionali esportando il suo format sul cibo made in Italy, Bologna e il suo pubblico sembrano ancora inespugnabili, nonostante il cambio di veste e nome, e i conti continuano a registrare profonde perdite.
I dati emersi dall’ultimo bilancio d’esercizio, approvato a fine giugno e depositato presso la Camera di commercio, dipingono infatti uno scenario finanziario decisamente complicato: Grand Tour Italia ha chiuso l’anno 2025 registrando ricavi complessivi per circa 6 milioni di euro, a fronte dei quali si è manifestata una perdita netta di ben 6,2 milioni di euro. Un risultato che aggrava ulteriormente l’andamento degli esercizi precedenti, già in rosso di 3 milioni di euro nel 2023 e tra i 4,7 e i 4,8 milioni di euro nel 2024. Facendo le somme, nel corso degli ultimi tre esercizi il parco ha visto evaporare una somma vicina ai 14 milioni di euro.
Colpa dello stadio mancato?
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Per evitare il dissesto e garantire la continuità aziendale, la proprietà è dovuta intervenire in modo massiccio immettendo ingenti risorse fresche. Dal 2023 la gestione del parco è passata interamente sotto il controllo di Eatinvest, la cassaforte di famiglia dei Farinetti, che ha rilevato la quota precedentemente detenuta dal socio Coop Alleanza, e tra il 2024 e la prima metà del 2026, la famiglia piemontese ha versato nelle casse della società una somma compresa tra i 15,7 e i 16 milioni di euro di tasca propria.
Le origini di questa crisi affondano le proprie radici nel concepimento stesso del progetto originario: inaugurato nel novembre del 2017 negli immensi spazi un tempo occupati dal Caab, Fico Eataly World era nato con l’ambizione di diventare una sorta di Disneyland del cibo italiano, capace sulla carta di richiamare fino a 10 milioni di turisti all’anno da tutto il mondo, ma la realtà si è rivelata molto diversa.
Nel 2019, prima ancora che scoppiasse la pandemia, i visitatori annuali si erano fermati a circa 1,6 milioni e il bilancio segnava una perdita di oltre 3 milioni di euro, con il Covid-19 che ha successivamente aggravato una situazione strutturalmente fragile, lasciando iscritti a bilancio ben 17,5 milioni di euro di perdite accumulate tra il 2020 e il 2022. Nel febbraio del 2024 Fico ha chiuso definitivamente i battenti per consentire una profonda ristrutturazione durata circa sei mesi e, a settembre dello stesso anno e con un investimento di circa 6 milioni di euro, è nato Grand Tour Italia, che ha abbandonato l’impronta di fabbrica contadina per proporsi come un viaggio sensoriale tra le tradizioni enogastronomiche delle venti regioni italiane.
Nemmeno la nuova veste però ha prodotto i frutti sperati. Nella relazione allegata al bilancio 2025, la società ha individuato le cause esterne che hanno ostacolato il decollo del nuovo corso, indicando tra i fattori principali figurano il mancato perfezionamento di accordi strategici con le singole Regioni italiane, la carenza di collegamenti rapidi e strutturati di trasporto pubblico verso l’area -in particolare il rinvio del progetto del tram cittadino- e infine il tramonto del piano per realizzare uno stadio temporaneo per il Bologna Fc 1909. Lo stadio provvisorio avrebbe dovuto ospitare le partite casalinghe della squadra durante i futuri lavori di ristrutturazione dello stadio Dall’Ara, garantendo un flusso costante e massiccio di pubblico nell’area del parco, ma il club sportivo ha infine optato per un’altra area situata in zona Fiera.
Una vicenda che lo stesso Oscar Farinetti ha commentato apertamente, ai microfoni di Repubblica: “quando abbiamo preso Fico tutto noi, ci avevano dato per quasi certo l’arrivo dello stadio. Quella sarebbe stata una panacea per noi. Ora è ufficiale che non verrà. Dunque, ancora una volta, ci dovremo tirare su le maniche e fare da soli. Lo faremo”. Sulla stessa linea si è espresso anche l’amministratore delegato Piero Bagnasco, ammettendo che la scelta del Bologna calcio di spostarsi in zona Fiera è coincisa con un’ulteriore bastonata per la struttura.
Il “fare da soli” di Farinetti al momento si sta concretizzando in una serie di scelte draconiane da parte della società, iniziate nel marzo di quest’anno: l’area destinata alle eccellenze regionali è stata ridimensionata per abbattere i costi fissi di gestione, mentre si è deciso di puntare con decisione sul mondo dei divertimenti e dell’intrattenimento per famiglie e giovani. Oltre al consolidato parco giochi Luna Farm, la struttura ha introdotto piste di go-kart, percorsi d’avventura, campi da paintball, sale giochi e nuove attrazioni, registrando un buon riscontro di pubblico.
Il contenimento delle spese ha ovviamente comportato interventi dolorosi dal punto di vista sociale e gestionale. Da un lato è stata aperta una trattativa per rinegoziare al ribasso il canone annuo d’affitto dei terreni, attualmente fissato a 2 milioni di euro, dall’altro lato si è proceduto a un drastico ridimensionamento del personale: i dipendenti diretti sono attualmente ridotti a circa venti unità, a seguito di recenti licenziamenti individuali risolti in sede di conciliazione. Una riduzione dell’organico che ha allarmato i sindacati. Sonia Sovilla, rappresentante della Cgil, ha manifestato la forte apprensione dei lavoratori: “Siamo ovviamente preoccupati — chiederemo presto un incontro, anche perché negli ultimi anni la riduzione del personale è già stata drastica, passando da oltre 100 dipendenti a circa 20”.
Nonostante le difficoltà e le valutazioni formulate dai revisori di Deloitte, Oscar Farinetti non molla: la prossima scommessa si chiama Feeling, una nuova mostra interattiva sviluppata in collaborazione con Beautiful Gallery che aprirà le porte il 19 settembre 2026. Nel presentare l’iniziativa, Farinetti ha ribadito con forza l’impegno della famiglia nel voler salvare l’investimento bolognese: “Noi continuiamo ad andare avanti — il nuovo parco “Feeling” sarà una cosa bellissima per le famiglie con bambini. Ci vediamo a settembre”.
Difficile immaginare che una mostra possa invertire la rotta finanziaria e restituire equilibrio a un progetto nato sotto grandi auspici ma che finora ha faticato a trovare la sua vera identità commerciale, e che per ora sembra mantenersi solo grazie alla caparbietà del suo fondatore. Non resta che attendere il prossimo bilancio per scoprirlo.

