Guai per La Romana: agitazione sindacale per le gelaterie di Padova

Da mesi il sindacato porta avanti una battaglia per migliorare le condizioni dei lavoratori e interrompere l'eccessivo sfruttamento dei contratti di apprendistato.

Guai per La Romana: agitazione sindacale per le gelaterie di Padova

La scena, per chi passa da Corso Milano, via Manzoni o piazza dei Signori a Padova, è nota e comune a tutte le vie in cui officia una gelateria di successo: lunghe code in attesa di coni o coppette, nel caso specifico quelli offerte da La Romana, noto franchising di gelaterie con 100 punti vendita tra Italia ed estero. Una tradizione che sta però subendo una battuta d’arresto, a causa dello stato di agitazione dichiarato dal sindacato USB Lavoro Privato per i dipendenti dei tre punti vendita padovani del marchio nato a Rimini nel 1947, rivelando una difficile situazione fatta di turni massacranti e contratti irregolari.

Il sindacato contro La Romana

la romana negozio

La storia ha un lungo antefatto. Da mesi, racconta il sindacato, c’è un confronto con l’azienda su turni definiti sfiancanti, straordinari non pagati correttamente, inquadramenti che non rispettano il contratto nazionale e un uso dell’apprendistato giudicato scorretto. Le trattative, con diversi tavoli, sembravano aver aperto qualche spiraglio, ma all’inizio di novembre, è arrivata la doccia fredda: i contratti di una decina di dipendenti non sarebbero stati rinnovati, tra cui quelli di alcuni iscritti USB e della rappresentante dei lavoratori per la sicurezza.

Per il sindacato la tempistica non è casuale e il messaggio ben chiaro. Il 30 ottobre molti lavoratori de La Romana avevano aderito allo sciopero generale e, secondo USB, le serrande dei negozi del centro erano rimaste abbassate per molte ore. Antonio Sciuto, del sindacato, parla di “attacco spregiudicato alle prerogative del sindacato” e legge le scelte dell’azienda come una risposta a quella giornata di protesta.

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Sul fronte dei contratti, il caso più eclatante lo racconta una lavoratrice: assunta in primavera e confermata a inizio inverno, si è ritrovata con un apprendistato senza scadenza. “Solo grazie al sindacato ho capito che questo contratto era irregolare” dice. Le cifre riportate dal Messaggero fanno il resto: circa 1.100 euro al mese per gli apprendisti, fino a 1.400 per chi lavora a tempo pieno, 35 ore settimanali. Per un apprendista la paga oraria lorda sarebbe di 7,58 euro, con turni che a volte si allungano di due o tre ore.

Quella dell’apprendistato è una questione su cui Sciuto non transige: “Il danno non è solo per i lavoratori, ma anche per lo Stato perché l’apprendistato ha degli sgravi contributivi enormi, ma è pensato per offrire formazione oltre che lavoro. Se viene usato in modo non corretto, c’è una violazione dei diritti ed anche un ammanco per lo Stato. Per quanto ci riguarda, gli inquadramenti proposti da questa azienda non rispettano il contratto nazionale”.

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La richiesta, per ora, è una sola: rinnovare subito i contratti in scadenza o scaduti da poco. “Nessuno deve essere lasciato indietro”, scrive il sindacato. Se l’azienda non tornerà sui suoi passi, i dipendenti si dicono pronti a scioperare di nuovo. Al momento non risulta una replica dell’azienda, e resta da capire come risponderà la città e se gli appassionati di gelato di Padova esprimeranno solidarietà per i lavoratori o continueranno a cedere alla tentazione.

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