Quest’estate per l’agricoltura non è stato facile: tra vendemmie anticipate e diminuzione della resa per ettaro dovute al caldo e alla siccità ci siamo improvvisamente resi conto che il cambiamento climatico non è una cosa che riguarda il futuro ma l’oggi. Ci sono però delle notizie confortanti, che premiano chi, ascoltando gli allarmi della comunità scientifica lanciati da oltre vent’anni, ha saputo investire per garantirsi il lavoro anche con situazioni climatiche diverse.
Uno dei casi emblematici sono le colture di frutti di bosco nel Regno Unito, terra vocata a questa coltivazione, e territorio abbastanza avvantaggiato dal cambiamento climatico: se in passato il freddo e la pioggia lo rendevano adatto a poche colture, ora l’isola di Albione ha scoperto di poter coltivare con frutto i pomodori e – soprattutto – un buon vino. Tuttavia, coi frutti di bosco è andata meglio non per via del grande caldo ma per via dell’ingegno umano.
Quest’anno, secondo la British Berry Growers (BBG), la produzione di frutti di bosco è superiore del 6% rispetto a quella dell’anno scorso, già insolitamente abbondante. Nick Marston, presidente della BBG, ha dichiarato: «I coltivatori britannici hanno investito collettivamente milioni di sterline nel corso di molti anni per migliorare la resilienza a queste condizioni. Questo comprende lo sviluppo di riserve d’acqua sicure, dai bacini di stoccaggio invernale ai sistemi di irrigazione a goccia altamente efficienti e controllati da computer, che forniscono l’acqua esattamente dove è necessaria».
Come si può difendersi da calore e siccità in agricoltura?
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I negazionisti non si muovono, i coltivatori di frutti di boscosì. Nel 2024 si prevedeva che due quinti dei coltivatori britannici di fragole e lamponi potessero cessare l’attività entro la fine del 2026.
La maggior parte delle coltivazioni di frutti di bosco è in serra, con irrigazione a goccia, il che protegge le piante dal grande caldo. Ma se manca l’acqua è un problema. L’amministratore delegato di Clock House Farm, Oli Pascall, ha dichiarato al blog Nature Friendly Farming Network: «Se non avessimo investito nello stoccaggio e nella gestione dell’acqua e non ci fossimo preparati a situazioni di questo tipo, le conseguenze sulla produzione sarebbero state molto pesanti. È qualcosa di cui dobbiamo tenere conto in ogni fase della crescita dell’azienda».
Clock House Farm è una delle maggiori aziende britanniche del sud dell’Inghilterra, nel Kent, ed è la responsabile del rifornimento di frutti di bosco in molti supermercati di tutto il Paese con i suoi 270 acri coltivati (circa 110 ettari). L’azienda dispone oggi di 11 bacini di raccolta dell’acqua e prevede di aumentare del 60% la capacità di stoccaggio nei prossimi anni. Questo contribuisce anche alla più ampia responsabilità sociale dell’azienda agricola, riducendo la pressione sulle infrastrutture idriche locali durante i mesi estivi. L’acqua piovana viene raccolta attraverso le grondaie messe sulle serre e convogliata in un bacino di decantazione, prima di essere pompata nuovamente in un bacino di riserva per essere utilizzata durante l’estate.
Nel rapporto 2025 della BBG, basato su aziende che rappresentano il 56% della produzione britannica di frutti di bosco, il 65% dei coltivatori dichiara di aver ridotto il consumo complessivo di acqua negli ultimi tre anni, con una riduzione media di quasi il 16%. Alcune aziende dichiarano di riuscire a soddisfare il 100% del proprio fabbisogno idrico attraverso l’acqua piovana raccolta.
L’acqua piovana – manco a dirlo – ha anche un Ph perfetto per l’irrigazione, favorendo le piante ad assumere micronutrienti.
