I gelati confezionati in Italia sono un business bello grosso

Mangiamo sempre più snack, e l'industria del gelato confezionato sta cercando di approfittarne, con investimenti a molte cifre. Froneri in testa.

I gelati confezionati in Italia sono un business bello grosso

Il mondo dei gelati confezionati è in grande fermento. Il motivo è un nuovo trend che si chiama snackification e che fa sì che sostituiamo sempre più spesso uno o più pasti al giorno con uno snack. Il gelato confezionato è uno di questi snack, anzi uno dei più usati. A sostenere l’abuso dei gelati confezionati è anche un trend su TikTok, il *little treat*, un momento della giornata in cui ci si concede qualcosa di godereccio.

Pare che l’azienda più in gamba ad approfittare di questa nuova situazione sia Froneri. Anche se il nome ai più non dirà granché, si tratta dell’azienda dietro ai marchi Maxibon, Nuiii e Coppa del Nonno, il cui AD ha appena annunciato che nei prossimi tre anni investirà 100 milioni (ne ha già investiti 200 negli ultimi 10, con un fatturato di 380 milioni di euro, solo per quanto riguarda l’Italia). I nuovi investimenti andranno nella direzione di quelli passati, ovvero nel potenziamento della produzione con innovazioni tecnologiche, ma anche nella “valorizzazione del brand”, per i comuni mortali pubblicità. Negli ultimi 10 anni questa politica di investimenti ha visto crescere l’azienda del 43% e raggiungere 8 milioni di famiglie italiane nel 2025.

Non a caso il marchio Nuii ha (quasi) detronizzato, dopo anni di indiscutibile successo, nientemeno che Magnum. Nuii, infatti, è diventato in soli sei anni il secondo brand nel segmento degli stecchi premium. Ma non si tratta nemmeno del marchio trainante dell’azienda. La performance migliore, infatti, la fa Maxibon, che nell’ultimo triennio ha fatto +16% . In poche parole, quando uno prende un gelato dal banco frigo, spesso questo gelato è un Maxibon. Sapevatelo.

Cos’è la snackification e perché l’industria del food ne sta approfittando?

snackification

La cosa interessante, però, è che gran parte del fatturato aziendale non viene dalla vendita al bar, ma dal commercio nella grande distribuzione: sono infatti i multipack a essere acquistati e oggi coprono addirittura il 70% delle vendite complessive. Il che significa che i gelati di Froneri sono acquistati per essere consumati in casa, esattamente come uno snack, mentre i gelati Algida continuano a essere i preferiti se presi dal frigo a pozzetto del bar.

La snackification non indica semplicemente il consumo di più snack, ma un cambiamento strutturale delle occasioni di consumo e le cause principali di questo fenomeno sono il lavoro ibrido, l’aumento dei pasti consumati da soli e la conseguente crescente domanda di porzioni pratiche e monodose. Secondo il rapporto State of Snacking 2026 di Mondelēz, realizzato insieme a Mintel (un istituto di ricerca) e Black Swan Data (un istituto che fa ricerca sulle abitudini dei consumatori usando l’intelligenza artificale), circa il 60% dei consumatori nei principali mercati mangia almeno uno snack al giorno e, negli Stati Uniti, il 41% degli intervistati dichiara di sostituire almeno un pasto con uno snack.

“Make America Healthy Again” è un problema per l’industria degli snack “Make America Healthy Again” è un problema per l’industria degli snack

L’altro aspetto della snackification è che, se il mio snack deve sostituire il mio pasto, allora deve essere un prodotto premium, o perché molto sano o perché molto buono (difficilmente entrambe le cose).

Seppure quella di Froneri sia un’ascesa rapida, il leader di mercato resta Algida. Eppure c’è un dato interessante da notare: mentre Froneri annuncia un nuovo piano da 100 milioni e rivendica una crescita del 43% dal 2017; Algida (oggi The Magnum Ice Cream Company), nel suo report annuale pubblicato a marzo 2026, ammette che il mercato italiano ha deluso le aspettative e richiederà un rilancio.