Il Buonappetito: Il fattore umano a Identità Golose, stelle, non star

Così è finito l’ultimo dei tre giorni della quattordicesima edizione di Identità Golose, il maggior congresso (e compresso) gastronomico italiano.

Quello della premiante ditta Ceroni-Marchi è l’evento gourmet per eccellenza, il momento in cui tutti gli addetti ai lavori si ritrovano.

Il lunedì, poi, è un giorno speciale: molti ristoranti sono chiusi e i cuochi di tutt’Italia convergono a Milano, chi per tenere la propria lezione, chi per ascoltarla.

[Identità Golose: istruzioni per l’uso]

Solo per far qualche nome, oggi sono saliti sul palco Cracco, Bottura, Camanini, Romito, Crippa, Niederkofler, Assenza, Bosco, Pepe e poi, dall’estero, Alléno, Clare Smyth, Virgilio Martinez…

Al di là della qualità (ottima) degli interventi, la cosa che manda in visibilio i foodie è che per tre giorni, con un biglietto esoso ma non impossibile puoi incontrare, chiacchierare, interrogare, eventualmente adulare (non è obbligatorio) l’intero Michelin-star-system.

E’ una cosa che capita solo nel mondo della cucina. Beh, sì, forse l’atmosfera è simile ai congressi di fisica o di chimica —i luminari spesso sono tipi ignoti alle masse ed è facile abbordarli—, ma certo non nel mondo dello spettacolo, della musica, del cinema.

Per quanto tutti ripetano che ormai gli chef sono star, è molto meno vero rispetto a tanti altri ambiti. Fare un selfie con Bottura è alla portata di (quasi) tutti. Chiacchierare qualche minuto con il garbatissimo Romito è facile, scherzare con Cedroni semplicissimo.

Provate ad avvicinare Vasco Rossi o Higuain: prima di arrivargli a cento metri avrete già cinque puntatori laser che vi ronzano sulla fronte. Provate ad accedere a una festa alla Mostra di Venezia: degli enormi energici energumeni vi spingeranno nel canale prima che riusciate anche solo a intravedere un tacco della Bellucci.

Il fatto è che, nonostante tutto, per gli chef —a differenza degli attori, dei rocker— i clienti sono rimasti degli individui e non sono dei puntini in una marea vociante allo stadio (o addirittura uno spettatore smaterializzato davanti a Netflix).

[Identità Golose: tecniche e ricette degli chef da ripetere a casa, dalla cottura passiva alla pasta dolce salata]

Un cuoco, per la natura del proprio lavoro, serve i clienti uno a uno. Così come in un congresso parla con le persone una alla volta (anche se per pochi istanti).

Non so se quando la premiante ditta Ceroni-Marchi ha deciso di dedicare l’edizione 2018 al “fattore umano” ha pensato anche a questo, ma è uno degli aspetti del cibo che lo rende speciale rispetto a tante altre forme espressive: la cucina non parla mai alle masse, parla sempre agli individui.

Uno alla volta.

Luca Iaccarino

6 marzo 2018

commenti (2)

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  1. Il confronto secondo me ha senso solo con celebrità con un seguito più o meno simile. Dubito che Cracco e Bottura abbiano lo stesso numero di fan di Vasco Rossi. Inoltre, della scena rock-pop italiana non so praticamente nulla ma per il jazz, e anche molto rock inglese e americano posso dire per esperienza diretta o di amici che persino quelli che hanno fatto la storia sono per la maggior parte gentili, simpatici, disponibili e parlano con le persine una alla volta anche se per pochi istanti. Persino Ringo Starr, per dire, che non mi sembra paragonabile anche alle più famose “star” della cucina. In ogni caso, a parte rarissime eccezioni, per me…Rock’n’Roll e Jazz tutta la vita! 😀

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