Il Brasile mette al bando il foie gras, e la Francia non gradisce

In uno stato leader nel settore della zootecnia, la notizia ha fatto molto scalpore, e i tentativi di Parigi di ostacolare la legge non sono stati sufficienti.

Il Brasile mette al bando il foie gras, e la Francia non gradisce

Dal primo produttore ed esportatore mondiale di carne bovina, tra i leader globali nell’allevamento avicolo, nonché uno dei maggiori attori nel settore suinicolo, probabilmente nessuno si aspettava una notizia del genere, e ha fatto rapidamente il giro del mondo: il Brasile ha messo ufficialmente al bando la produzione e la vendita del foie gras su tutto il territorio nazionale. Il presidente Luiz Inácio Lula da Silva ha infatti firmato la legge, che rappresenta la fine di un lungo braccio di ferro durato sei anni tra chi difende le tradizioni gastronomiche di lusso e chi non accetta più le sofferenze imposte agli animali.

Gli attivisti festeggiano, la Francia protesta

oca foie gras gavage

Tutto ruota attorno al gavage, tecnica di alimentazione forzata che trasforma il fegato di oche e anatre in una prelibatezza. George Sturaro, direttore delle politiche pubbliche della ONG Mercy For Animals, ne ha spiegato senza troppi giri di parole le conseguenze fisiche: “provoca una serie di lesioni alla gola, all’esofago e perfino al muso e al becco dell’animale”. Le testimonianze di chi ha osservato da vicino questi allevamenti raccontano di una sofferenza che va oltre il dolore fisico. Patrycia Sato, presidente dell’associazione Alianima, ha notato un dettaglio nel comportamento degli uccelli: “Si vede che gli uccelli arrivano persino a fuggire quando arriva l’addetto, perché la procedura diventa ormai una pratica violenta e non viene prestata attenzione durante l’introduzione della sonda”.

Davanti a queste evidenze, la difesa della produzione basata su presunti standard di benessere sembra vacillare. Marina Lacorte, che si occupa di sistemi alimentari per World Animal Protection, ha sollevato una questione di prospettiva: “Cosa costituisce un ‘buon trattamento’ può essere piuttosto relativo, giusto? Non so cosa intendano per ‘buon trattamento’, ma per le organizzazioni per il benessere degli animali non c’è alcun benessere”. I dati presentati dal deputato Fred Costa parlano chiaro: negli allevamenti di foie gras il tasso di mortalità degli animali è venticinque volte superiore rispetto a quelli tradizionali.

In Inghilterra il foie gras diventa un caso, e da noi? In Inghilterra il foie gras diventa un caso, e da noi?

Nonostante il mercato brasiliano per questo prodotto sia piccolo, circa un milione di euro l’anno e quasi tutto concentrato nei ristoranti d’élite, la Francia non ha gradito affatto lo sgambetto al suo patrimonio culinario, e Parigi ha provato a fare pressione su Lula fino all’ultimo momento utile per ottenere un veto. Un diplomatico brasiliano, che ha preferito restare anonimo, ha raccontato i retroscena di quegli incontri: “L’argomento era che la loro produzione non comporta crudeltà verso gli animali, che è una questione culturale e così via. Ma non c’era alcuna possibilità di un veto… È stato approvato all’unanimità dal Congresso”. Lo stesso diplomatico ha aggiunto un pizzico di pepe alla vicenda, ricordando che la Francia non è proprio nella posizione ideale per avanzare pretese, visti i suoi recenti ostacoli agli accordi commerciali tra Unione Europea e Mercosur.

Dall’altra parte della barricata, tra gli attivisti che hanno raccolto oltre 300.000 firme, il clima è di festa. Ícaro Silva di Alianima vede in questa legge un segnale di progresso che non danneggia l’economia: “Questa conquista dimostra che è possibile promuovere progressi concreti nel benessere animale senza compromettere i settori produttivi, ma incentivando l’adozione di pratiche più compatibili con le aspettative della società e con le conoscenze scientifiche. Il disegno di legge 90/2020 è il risultato di un processo costruito attraverso dialogo, prove ed il coinvolgimento di diversi attori”.

In Cina producono foie gras che costa 10 volte meno di quello francese In Cina producono foie gras che costa 10 volte meno di quello francese

La portata storica del gesto non è sfuggita agli osservatori internazionali. Per Sharon Núñez, presidente di Animal Equality, si tratta di un punto di svolta globale: “Questo è un momento storico. Il foie gras rappresenta una delle pratiche più crudeli inflitte agli animali sfruttati per il consumo umano e questa vittoria è ancora più significativa perché arriva in un Paese che riveste un ruolo di primo piano nell’industria zootecnica mondiale. Il Brasile ha dimostrato che gli strumenti etici non sono negoziabili, neppure di fronte alle pressioni degli interessi economici nazionali e internazionali. Siamo convinti che questo traguardo ispirerà e favorirà cambiamenti anche in altre parti del mondo”.

Anche Matteo Cupi, che guida Animal Equality in Italia, ha voluto dedicare il risultato alla mobilitazione popolare: “Questa vittoria appartiene a ciascuna delle oltre 300.000 persone che hanno firmato la nostra petizione e che non hanno mai permesso che questo tema scomparisse dal dibattito pubblico. Il Brasile sta diventando un punto di riferimento per il benessere animale in America Latina e dimostra che gli interessi commerciali non possono prevalere sull’etica e sulla volontà della società. Ci auguriamo che questo risultato apra la strada a progressi analoghi anche in altri Paesi”. Tra sei mesi, quando la legge entrerà pienamente in vigore, chi oserà ancora forzare un’oca o vendere il suo fegato rischierà fino a un anno di carcere. Il Brasile ha deciso: il lusso non può più essere una scusa per la crudeltà.

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