di Luca Iaccarino 6 Aprile 2018

Sabato e domenica si tiene a Bergamo l’evento annuale di Italia a Tavola che, come sempre, incorona i vincitori del proprio sondaggio on line.

Il sito della rivista diretta da Alberto Lupini ogni dodici mesi chiede ai propri lettori di votare una quarantina di candidati in diverse categorie e alla fine fa una mega-festa per premiare i vincitori.

Le categorie sono: Cuochi; Pizzaioli; Pasticceri; Maitre, Sommelier e Manager d’hotel; Barman; Opinion leader.

[È un’Italia (a Tavola) davvero piccola]

Da tre anni tra gli Opinion leader vengo votato anche io: di solito arrivo verso il trentesimo posto, il che mi basta e mi avanza perché mi permette di portare la mia signora alla festa, dove cucinano i grandissimi.

Quest’anno, per dire, saremo da Vittorio e tra i tanti ai fornelli ci saranno i Cerea, Pisani & Negrini, Sultano, Ghezzi, Sadler, Varese, Massari, Knam, Danny del Monaco e tanti altri. Ospiti d’onore: Bombana, Féolde, Romito. Come si dice: chapeau.

La cosa interessante della classifica di Italia a tavola è che è un ranking popolare, è come il televoto di Sanremo: a parte la selezione dei quaranta “eleggibili”, non c’è altro intervento critico.

Il risultato, dunque, è questo.

Cuochi: vince Pozzulo; secondo Cannavacciuolo; terzo Bottura.
Pizzaioli: vince Vitiello; secondo Sorbillo; terzo Bonci.
Pasticceri: vince Massari; secondo Carrara; terzo Bondi.
Maitre & Co: vince Luca Vissani; seconda Ciciriello; terza Gabriella Cicero.
Barman: vince Milan; secondo Dondossola; terza Debora Cicero.
Opinion leader: vince Roversi; secondo Bianchi; terzo Borghese.

Insomma: sulla popolarità ha un effetto decisivo la televisione, è evidente.

Ma, colpo di scena, contano di più le strutture tradizionali: Pozzulo, per chi non lo conoscesse, è il presidente della Federazione Italiana Cuochi.

È lucano, ama Camilleri ed Eastwood, gioca a calcetto e gli piace il colore grigio.

[La pasta ‘ncasciata di Montalbano]

Da una breve ricerca, non mi pare che abbia un ristorante, insegna invece all’alberghiero di Potenza. “Non ho vinto io, ha vinto la professione” ha detto in un’intervista.

Francamente non so se Pozzulo, di cui non conosco la cucina, sia il miglior cuoco d’Italia. Ma se il suo primato costituisse l’occasione per spiegare ai più giovani che fare il cuoco non significa andare ai talent ma studiare parecchio, sarebbe cosa buona e giusta.