Il caldo ha riportato nel vivo la questione dei rider, per cui ancora nulla è cambiato

I rider fiorentini hanno annunciato uno sciopero per il 15 luglio, le rimostranze sono sempre legate alla paga e alla modalità di lavoro autonoma.

Il caldo ha riportato nel vivo la questione dei rider, per cui ancora nulla è cambiato

Sono troppi anni che la questione dei rider non riceve risposta. O meglio, nonostante l’arrivo della direttiva europea e il commissariamento di alcune società di consegne a domicilio che sono accusate di non rispettare la normativa vigente sul lavoro,  il 15 luglio i rider di Glovo e Deliveroo di Firenze hanno deciso di scioperare. La decisione è stata presa nel corso di un’assemblea organizzata in piazza Santissima Annunziata dalla Nidil Cgil Firenze – Nuove identità di lavoro, cioè la categoria della Cgil che rappresenta i lavoratori atipici, autonomi e precari

La principale richiesta è sempre la stessa e riguarda il superamento del sistema di pagamento a cottimo, cioè una retribuzione calcolata esclusivamente sul numero di consegne effettuate. I rider chiedono invece di essere pagati in base alle ore di lavoro effettivamente prestate, indipendentemente dal numero di ordini assegnati dalle piattaforme.

Durante l’assemblea, riporta l’Ansa, un rider ha raccontato di aver ricevuto appena 3 euro lordi per una consegna da via Cavour al quartiere di Coverciano. Un tragitto di circa 4 chilometri, percorribile in bicicletta in 15-20 minuti in condizioni di traffico normale, ai quali vanno però aggiunti il tempo necessario per raggiungere il ristorante, l’attesa per il ritiro dell’ordine e quello della consegna al cliente. Dei 3 euro lordi, inoltre, il guadagno effettivo può ridursi a poco più di 2 euro una volta sottratti contributi, imposte e i costi sostenuti dal rider per svolgere l’attività, dalla manutenzione del mezzo all’attrezzatura.

C’è un nuovo problema nella vita dei rider: è il caporalato digitale C’è un nuovo problema nella vita dei rider: è il caporalato digitale

Ricordiamo che Glovo e Deliveroo sono entrambe sottoposte a controllo giudiziario disposto dal Tribunale di Milano nell’ambito di due inchieste coordinate dalla Procura che ipotizzano forme di caporalato e sfruttamento del lavoro. Per gli inquirenti, le piattaforme avrebbero organizzato l’attività dei rider come un rapporto di lavoro subordinato pur continuando a inquadrarli come autonomi. Il controllo giudiziario non blocca l’attività delle aziende, ma impone un percorso di adeguamento sotto la supervisione di un amministratore nominato dal tribunale, con l’obiettivo di eliminare le presunte irregolarità. Inoltre, dal 2024 esiste una normativa europea che punta a limitare il ricorso al falso lavoro autonomo e ad aumentare la trasparenza degli algoritmi che assegnano ordini, valutano le prestazioni e determinano i compensi.

Le altre richieste dei rider fiorentini

rider a firenze

Inoltre questi lavoratori lamentano anche un progressivo calo dei compensi. Secondo quanto denunciano i lavoratori, negli ultimi mesi sono diminuite sia le consegne assegnate sia il valore economico di ciascuna corsa. Un fenomeno che non coincide con una crisi del food delivery, che continua invece a registrare volumi elevati, ma che viene attribuito soprattutto alle politiche delle piattaforme: gli algoritmi distribuiscono gli ordini su un numero sempre maggiore di rider, mentre il ricorso sempre più frequente alle consegne multiple e la riduzione delle tariffe base hanno abbassato il compenso medio percepito da ciascun lavoratore.

Un altro tema centrale dell’assemblea ha riguardato le ondate di calore. Per chi lavora per ore in bicicletta o in scooter, infatti, le temperature percepite sono spesso molto più elevate di quelle registrate dalle centraline meteo. L’asfalto può superare i 50 gradi nelle ore più calde della giornata e, insieme allo sforzo fisico continuo, al casco e allo zaino termico, aumenta il rischio di disidratazione e colpi di calore. Per questo i rider chiedono che eventuali sospensioni dell’attività dovute alle alte temperature non si traducano in una perdita di reddito, come invece avviene oggi.

Infine denunciano l’assenza di strumenti efficaci attraverso cui segnalare comportamenti scorretti da parte degli esercizi commerciali convenzionati con le piattaforme, oltre a lamentare il mancato rispetto delle più elementari misure di tutela della salute e della sicurezza sul lavoro.

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