Paola Comencini: il conto “choc” da 75 euro in un bar di Roma non è scioccante

Paola Comencini si è lamentata di un conto choc da 75 euro in un bar di Roma, ma è così strano che mangiare in un bar centrale possa costare così tanto?

Paola Comencini lamenta un “conto choc“: 75 euro in un bar di Roma. Ma è davvero così scioccante pagare un conto del genere nella capitale, in zona centralissima?

Riassumiamo la storia: Paola Comencini ha postato su Facebook lo scontrino di un bar romano in cui si era recata a mangiare. Insieme ad altre due ragazze, la scenografa e costumista era andata a pranzo in un bar in via della Conciliazione, in zona Vaticano, a due passi da San Pietro. Qui ha pagato 75 euro (25 euro a testa) per un piatto ciascuno di prosciutto e melone, mezza minerale e due lattine di Coca Cola. Nel post su Facebook la Comencini ha spiegato che, essendo al lavoro, non avevano alternative. Hanno mangiato, pagato il conto e poi la Comencini ha postato la sua disavventura sul social network blu, definendo il locale un “covo di ladri”, lamentandosi che la fame le era rimasta perché nel piatto c’era poco prosciutto e concludendo che i turisti le facevano pena.

Già solo andando a leggere i commenti, si può notare come l’opinione pubblica sia nettamente spaccata in due. Da una parte c’è chi inneggia al furto, pretendendo controlli da parte della Guardia di Finanza e dei NAS, proponendo di fare recensioni negative su Tripadvisor: il solito corollario, insomma, di chi si dimentica che siamo in libero mercato e che non ci sono tariffe fisse o tetti massimi. Ciascun bar, locale, ristorante può chiedere il prezzo che ritiene opportuno. A proposito: per tutti coloro che lamentano il servizio a quasi 11 euro: la legge lo permette, non consente, invece, di aggiungere il coperto. Che sono due cose ben diverse. È abbastanza evidente che voler denunciare alla Guardia di Finanza un locale che ha emesso regolare scontrino e che ha il menu con i prezzi chiaramente esposti solo perché, a giudizio personale, si è pagato troppo, è alquanto discutibile e inutile.

Dall’altra parte, però, ci sono persone più sensate che fanno notare a Paola Comencini e a tutti coloro che le danno ragione, alcuni aspetti della vicenda abbastanza ovvi:

  • la già citata assenza di un tariffario massimo: ogni locale applica i prezzi che vuole
  • il fatto di essere andati a mangiare in un locale in centro. Ora, in qualsiasi posto del mondo, da Roma a Milano, da Torino a Los Angeles, se vai a mangiare in un locale in pieno centro, sai benissimo che paghi molto, ma molto di più. In questo caso eravamo in via della Conciliazione: è un po’ come andare a mangiare a Milano in Galleria, a Torino in Piazza San Carlo o a Rodeo Drive a Beverly Hills. E’ ovvio che paghi di più. Anche perché il gestore del locale per stare in quel posto centralissimo pagherà un affitto a dir poco stellare
  • il menu era esposto: lo dice la stessa Comencini nei commenti, ammettendo di aver sì letto che il prosciutto costava 15 euro a porzione, ma di non aver notato il costo della Coca Cola per una sua dimenticanza

Quindi, riassumendo i fatti: Paola Comencini va nel locale, vede che un piatto di prosciutto e melone costa 15 euro, si dimentica di guardare il costo delle bevande, nonostante questo ordina, mangia, paga, le viene fatto regolare scontrino e poi si lamenta? Ma davvero stiamo parlando di questo?

Qual è la soluzione? È molto semplice. La prossima volta, quando ci si trova in zone centrali e si deve andare a mangiare, prima di tutto ci si sposta nelle vie laterali: basta fare due passi in più e magicamente i prezzi precipitano. A Rodeo Drive è bastato spostarsi due traverse più in là per mangiare senza salassi. In secondo luogo, il menu lo si legge tutto, prima di ordinare, pagare e lamentarsi: il prezzo non ci va bene? Usciamo e troviamo un locale più consono alle nostre tasche. Senza dare dei ladri gratuitamente a chi ha fatto tutto a norma di legge e non ha commesso alcun reato.

Ecco il post dove Paola Comencini si è lamentata del conto salato del bar di Roma, con tanto di scontrino annesso:

Eravamo al lavoro. Non avevamo alternative e siamo finite in questo covo di ladri. Abbiamo una fame tremenda. (Il prosciutto citato erano due minuscole fettine). Mi fanno pena i turisti.

Publiée par Paola Comencini sur Mardi 11 juin 2019

Avatar Manuela

12 Giugno 2019

commenti (2)

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  1. Avatar Hamburgese ha detto:

    Corretto.
    Quelli che si fanno “rapinare” per la pigrizia di non informarsi prima se lo meritano.
    Io, in Italia o all’estero, faccio sempre una veloce analisi di quello che andrò a spendere in un locale sconosciuto. Se non ci sto dentro passo oltre.

  2. Avatar Luca ha detto:

    Come correttamente notato nell’articolo, coperto e servizio non possono essere previsti entrambi.
    Quindi non è già sbagliato considerare negativamente l’esercizio. Inoltre, credo che non ci si possa nascondere dietro l’esposizione dei prezzi: se prevedo il servizio a 11 euro, non c’è una spiegazione logica per la mezza bottiglia di acqua a 3,50 euro.
    Per tacer dei sei euro per le lattine. Possiamo considerare che si tratti di un rialzo non giustificato di prezzi? Via Conciliazione, da sola, non è una scusa razionale.