Il prezzo del cacao cala, ma le uova di cioccolato sono più care dell’anno scorso

Le analisi di mercato a inizio stagione segnalano già dei rincari sulle uova di cioccolato, anche se meno importanti rispetto ai due anni appena trascorsi.

Il prezzo del cacao cala, ma le uova di cioccolato sono più care dell’anno scorso

Per chi sperava che gli aumenti della Pasqua riguardassero solo i trasporti, una delusione incombe: le uova di cioccolato costeranno più dell’anno scorso. Secondo il Codacons si registrano rialzi dal +6% fino a raggiungere, per alcuni marchi, il +10%.

Per dovere di cronaca siamo andati in un supermercato del centro di Torino a verificare e questi sono i prezzi al kg che abbiamo registrato oggi, 16 marzo. Si va dai 60 euro al kg per l’uovo dei Baci Perugina, passando per i 48 euro al kg per l’uovo Grandi Firme a marchio Bauli e per i quasi 45 euro per l’uovo Dolci Preziosi. Meno cari l’uovo Dolce Toys a 37 euro al kg, ma in offerta, e le uova low cost, che arrivano addirittura a 12 euro al kg.

Se la cosa può consolare, siamo comunque messi meglio rispetto all’anno scorso, quando l’aumento segnalato all’inizio del periodo delle vendite pasquali era del 7,4%, ma poi i rincari sono saliti fino al 30% per quelle uova che, oltre al cioccolato, avevano anche un gadget elaborato “in omaggio”.

Gli aumenti, invece, per quanto riguarda le uova degli star-pasticceri, quest’anno non sembrano esistere: i prezzi sono simili, a volte addirittura uguali a quelli dell’anno scorso. Certo, parliamo comunque di 190 euro al kg per il modello base firmato Iginio Massari, 151 euro al kg per l’uovo di Carlo Cracco, o 650 euro al kg (in vendita nel formato da 2 kg) per le uova finemente decorate della pasticceria Marchesi 1824 di Milano.

Come mai, anche se il prezzo del cacao scende, le uova di cioccolato aumentano?

coltivatore di cacao

Nel 2024 e nel 2025 il prezzo del cacao è volato, ed è stata questa la base degli aumenti del costo delle uova di cioccolato, ma anche delle più prosaiche tavolette, che tutti abbiamo notato negli ultimi due anni.

Il motivo principale è che la produzione mondiale dipende in gran parte da pochi paesi dell’Africa occidentale, in particolare Costa d’Avorio e Ghana, che insieme forniscono oltre la metà del cacao globale. E in questi anni malattie delle piante, siccità e piogge irregolari hanno provocato una drastica diminuzione della produzione.
A questo si è aggiunta anche la speculazione finanziaria: il cacao viene scambiato anche attraverso contratti futures, cioè accordi finanziari che stabiliscono oggi il prezzo di una consegna futura della merce. I futures servono a proteggere produttori e industrie dalle oscillazioni dei prezzi, ma attirano anche investitori che scommettono sull’andamento del mercato. Quando nel 2024 si è diffusa la previsione di un forte deficit di produzione, molti operatori hanno comprato futures sul cacao aspettandosi ulteriori rincari: questa corsa agli acquisti ha amplificato la crescita dei prezzi, spingendoli rapidamente verso livelli record, fino a circa 12.000 dollari a tonnellata a fine 2024.

A dispetto delle aspettative, però, nel 2026 i raccolti sono stati leggermente migliori. Allo stesso tempo molti investitori hanno iniziato a vendere i contratti futures per incassare i profitti, facendo scendere il prezzo. Anche l’industria del cioccolato ha contribuito a rallentare la domanda: con materie prime così care, diverse aziende hanno ridotto temporaneamente l’uso di cacao nelle ricette, aumentato le percentuali di altri ingredienti o sviluppato prodotti alternativi. Il risultato è che oggi il cacao costa circa 3.300 dollari la tonnellata.

Tuttavia questo non si traduce immediatamente in una riduzione dei prezzi, perché nella filiera industriale il cacao non viene quasi mai trasformato subito dopo l’acquisto. Le aziende di cioccolato tendono a lavorare con scorte acquistate mesi prima, proprio per proteggersi dalle oscillazioni dei prezzi; e in media le fave o i semilavorati (come massa e burro di cacao) restano nei magazzini tra i 6 e i 12 mesi prima di essere lavorati.

Insomma, c’è da sperare per l’anno prossimo.