Di sicuro lo avete visto anche voi, qualche video social dove si apre un barattolo di aringhe fermentate puzzolenti, magari in un luogo chiuso, e si assiste a una scena di totale disgusto, tra le risate di tutti. Un trend innocuo, e pure divertente, in effetti, che prende in esame una storicissima tradizione alimentare nordica, difficile da comprendere per qualsiasi straniero. Un trend che però oggi potrebbe essere in pericolo, insieme a questo amatissimo prodotto svedese.
Cos’è il surströmming
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Il surströmming, l’aringa acida del Mar Baltico, è una specialità tipica della cucina svedese da sempre. Le aringhe, pescate in primavera prima della deposizione delle uova, vengono messe sotto sale, e sottoposte a un processo di fermentazione di almeno sei mesi. Il risultato è che quando si apre la lattina di questa prelibatezza tradizionale, l’odore è nauseabondo, considerato uno dei più forti e terribili al mondo.
Non a caso, l’apertura delle scatolette è diventata in fretta un fenomeno virale, aiutando l’economia di un prodotto che prima era destinato solamente agli Svedesi, e che invece è diventato oggi un’attrazione per tutti. Chiunque vuole provare le aringhe fermentate almeno una volta, per provare in prima persona se quella vista sui social sia un’esagerazione o se davvero il surströmming sia così terribile.
Ed è in questi giorni, quelli dello surströmmingspremiär (ovvero il momento di fine agosto in cui tradizionalmente il pesce simbolo del Paese è pronto per essere consumato, dopo essere stato pescato in primavera e fermentato per mesi), che in Svezia si accende il dibattito sul futuro dello surströmming. E, ancora una volta, è l’azione dell’uomo a causarne la potenziale sparizione.
Perché le aringhe fermentate sono in pericolo?
La preoccupazione delle aziende produttrici di surströmming cresce di anno in anno, legata a quella per lo stato del Mar Baltico. Gli stock ittici – dalle aringhe al merluzzo – sono diminuiti drasticamente negli ultimi anni, portando a reti più vuote e a una minore disponibilità di pesce per il surströmming. Non è una novità, ma un trend esponenziale: già all’inizio degli anni 2020, gli stock di aringhe in alcune aree erano inferiori del 50-80% rispetto agli anni Novanta, secondo la fondazione ambientalista Baltic Waters.
Il motivo è sostanzialmente l’inquinamento delle acque: il Mar Baltico si è infatti guadagnato la reputazione di essere uno dei mari più inquinati al mondo. La natura poco profonda e semi-chiusa di questo mare, simile a un vasto lago salmastro, lo rende particolarmente vulnerabile. Un problema che anni fa aveva già portato al collasso la pesca del merluzzo nel Baltico, e che ora potrebbe estendersi anche alle aringhe. Oltre alle pressioni ambientali, anche la pesca industriale è tra le cause del declino degli stock di aringhe.
E, ovviamente, non sono solo i video social a essere a rischio.
