I prezzi dell’oro sono aumentati di oltre il 64% nel 2025, e ora con la guerra del Golfo l’oro sta aumentando il suo valore di bene rifugio. Questo ha provocato una corsa all’estrazione mineraria in Paesi che sono ricchi di questo metallo prezioso, la Bolivia è uno di questi.
A gennaio 2026, il ministro delle miniere boliviano ha dichiarato ai media locali che gli alti prezzi dell’oro rappresentano un’«opportunità» di esportare fino a 5 miliardi di dollari di metallo all’anno. Ha inoltre sottolineato la necessità di contrastare il contrabbando e migliorare la tracciabilità, perché con l’aumento del prezzo dell’oro le attività di estrazione illecita sono diventate all’ordine del giorno.
Tuttavia l’estrazione mineraria ha delle conseguenze ambientali molto importanti, soprattutto perché per estrarre l’oro si usa il mercurio che poi, se non smaltito correttamente, inquina i fiumi, fa morire i pesci e arriva anche agli esseri umani, con effetti neurotossici a volte letali. Dunque nelle zone sottoposte a estrazione mineraria i fiumi scarseggiano di acqua, i pesci spariscono, e anche gli altri animali non vanno più da quelle parti, rendendo queste zone morte e inquinate. Un’altra conseguenza dell’inquinamento da mercurio è che i prodotti coltivati in quelle zone non possono più ottenere la certificazione biologica. La Bolivia, zona amazzonica, vive principalmente di agricoltura organizzata in piccole comunità locali, i prodotti sono il cacao ma anche le banane e la papaya.
Le comunità agricole locali hanno intrapreso una battaglia contro l’estrazione mineraria, un’attività che viene da fuori distrugge e non a loro porta benessere alcuno. Tra queste comunità i coltivatori di cacao biologico delle zone di Palos Blancos e Alto Beni sono riusciti a fare qualcosa di importante, una storia che ha raccontato il Guardian alcuni giorni fa.
Come l’azione dal basso ha salvato il cacao biologico

L’iniziativa è nata nel 2017, quando una draga mineraria è comparsa nel vicino fiume Boopi, che segna il confine tra Alto Beni e Palos Blancos. Entrambi i comuni, dipendenti dall’agricoltura biologica, avevano evitato l’attività mineraria, ma ne avevano osservato la devastazione altrove.
Dopo quattro anni di pressione della popolazione, i governi locali di Palos Blancos e Alto Beni hanno approvato i divieti minerari nel 2021. Una legge dipartimentale del 2024 ha ulteriormente rafforzato la loro posizione, contro la volontà del governo nazionale.
Il risultato è che queste terre, molte delle quali sono consorziate nella cooperativa El Ceibo, la più grande cooperativa di cacao biologico della Bolivia che conta attualmente 1300 iscritti, resta protetta e il cacao che viene prodotto in quelle terre può avere la certificazione biologica. Nel 2025, El Ceibo ha esportato 2.000 tonnellate di cacao, principalmente verso Europa e Stati Uniti, offrendo una certa stabilità ai produttori nonostante la crisi economica in cui versava il Paese.
Tutti i Paesi amazzonici sono coinvolti in questa battaglia di piccoli divieti locali contro gli interessi nazionali, a volte completamente spregiudicati. Nel 2025, il lato peruviano del lago Titicaca ha ottenuto riconoscimento legale e un tribunale ha sospeso l’attività mineraria al di fuori delle aree autorizzate lungo il fiume boliviano Madre de Dios; inoltre sono state create anche quattro nuove aree protette.
Tuttavia la situazione non è affatto così rosea ovunque, nemmeno in Bolivia. In alcuni comuni agricoli, nonostante la produzione sia buona, l’accesso ai mercati internazionali non è così facilitato come con il cacao. Il risultato è che molti agricoltori lavorano anche nelle miniere di estrazione dell’oro per arrivare a fine mese e lamentano malattie da intossicazione da mercurio.
Poi ci sono i comuni essenzialmente minerari, come quelli di Guanay e Teoponte in cui il sostentamento della popolazione si deve a quella attività. Tuttavia anche qui si stanno riportando delle vittorie: dal 2024 sono state create delle aree protette dall’attività mineraria.
Quando andavo a scuola io, negli anni Novanta, nelle scuole si insegnava che era fondamentale preservare la foresta Amazzonica, perché rappresentava il polmone verde del nostro pianeta. Ora la questione è ancora più importante di così: in questi Paesi non stanno preservando solo l’ossigeno, ma anche un’idea che la libertà, anche quando contrasta gli interessi dell’economia mondiale, è possibile.

