Il governo del Regno Unito si appresta a infrangere un impegno del proprio manifesto elettorale che prevedeva il divieto di importazione del foie gras. La produzione di foie gras nel Regno Unito è illegale dal 2006; tuttavia, come accade in molti altri Stiti, viene ancora importato e venduto nei negozi e nei ristoranti britannici. Anche se molti negozi lo hanno ritirato dalla vendita, come scelta etica, tra questi la “drogheria del re”, Fortnum & Mason, che lo ha rimosso dagli scaffali nel 2021.
Prima delle elezioni, l’allora ministro ombra per l’Ambiente, Steve Reed, aveva dichiarato che il Partito Laburista avrebbe “vietato l’importazione commerciale del foie gras, ottenuto tramite alimentazione forzata aggressiva di anatre e oche”. Ma sembra che queste dichiarazioni non abbiano mai fortuna: una prima promessa in questo senso era arrivata dal governo conservatore di Boris Johnson, che aveva pianificato di vietare le importazioni di pellicce e foie gras sfruttando le “libertà della Brexit”, ma il progetto è stato accantonato dopo le proteste di deputati conservatori che non volevano vedere proibiti i loro capi di moda e le loro prelibatezze preferite.
L’attuale governo UK sta lavorando sul piano benessere animale in molti sensi e quasi tutti differiscono dagli impegni elettorali: oltre ad aver escluso il divieto del foie gras, si prevedono anche misure più lasche sulle importazioni di pellicce e sugli allevamenti intensivi di pollami. C’è da dire che il Regno Unito rappresenta un ampio mercato del foie gras: il Times parla di circa 200 tonnellate vendute all’anno, per via della borghesia londinese dai gusti filo-francesi. Altri paesi europei, l’Italia ad esempio, non hanno una tradizione simile.
Il motivo per cui il governo sembra più permissivo nei confronti del foie gras è di natura utilitaristica: dopo la Brexit, il Regno Unito ha scelto una linea più permissiva sul gene editing agricolo. In Inghilterra, oggi, le colture che si definiscono “precision bred” [cioè modificate geneticamente senza inserire geni estranei – a differenza degli OGM) hanno una procedura semplificata e non vengono trattate come OGM tradizionali. Il governo vuole che l’Europa non interferisca con queste modalità e accetti i prodotti dell’agricoltura britannica geneticamente modificata senza imporre etichettature differenziate. Il foie gras diventa solo una merce di scambio nei negoziati commerciali.
E il foie gras in Italia?
In Italia la pratica dell’alimentazione forzata (gavage) è vietata da molti anni e, di fatto, la produzione nazionale di foie gras è cessata. Nell’UE, però, gli Stati membri non possono limitare le importazioni di prodotti europei per ragioni di benessere animale. In Europa, oggi, il foie gras si produce quasi solo in Francia, Ungheria, Bulgaria, Spagna e Belgio, con la Francia che detiene la quota maggiore del mercato.
In generale, i supermercati italiani hanno scelto di non venderlo per ragioni di immagine e perché è un prodotto caro; inoltre, dove non c’è una vera tradizione al consumo, il mercato è molto limitato. La questione da noi si è acuita a partire dal 2015, quando è scoppiata una delle campagne più importanti di contestazione del foie gras in Italia: la campagna #ViaDagliScaffali dell’associazione Essere Animali, partita dopo un’inchiesta sugli allevamenti francesi. I dati forniti dalla stessa associazione indicano che circa 12.800 supermercati italiani e 13 grandi insegne hanno tolto il foie gras dagli scaffali.
Tuttavia, a guardare i dati (fonte Wikipedia) negli ultimi 20 anni, cioè da quando molti paesi europei hanno vietato la produzione interna di foie gras, i numeri complessivi non sono calati di molto. Il calo totale è di circa il 5% in 20 anni, con un grande calo in Francia (anche lì i movimenti contrari sono molti) ma con un aumento della produzione nei Paesi dell’Est Europa.
Come si produce il foie gras

Il gavage, la pratica di nutrizione forzata di anatre e oche, è considerato crudele: gli animali vengono alimentati più volte al giorno con un tubo inserito in gola, costringendoli a mangiare fino a che il loro fegato non va in steatosi.
Un allevatore spagnolo, Eduardo Sousa Holm, ha costruito tutta la sua produzione su un comportamento naturale delle oche, che prima delle migrazioni si ingozzano spontaneamente; le lascia libere in Estremadura, dove mangiano da sole ghiande, fichi, olive, erbe e lupini, ottenendo un fegato grasso considerato molto prelibato (anche se non può essere etichettato come foie gras in Francia, in cui la legge prevede il gavage).
Purtroppo, il gavage non è l’unica pratica violenta perpetrata sugli animali, spesso gli alimenti considerati prelibati derivano da pratiche discutibili. Le femmine gravide di storione vengono uccise a 20 anni, quando ne potrebbero vivere 70, per prelevare le loro uova che diventano caviale; le aragoste vengono arrostite vive per mantenere le carni tenere e succulente; per non parlare degli allevamenti intensivi per la produzione di carne e latte a basso costo.
La soluzione di non produrre foie gras ma di importarlo è chiaramente ipocrita: non elimina il problema, anche se riduce parte degli scrupoli etici a riguardo. Vietarne il consumo produrrebbe inevitabilmente un mercato nero. Come sempre, solo con un’adeguata sensibilizzazione il benessere animale migliorerebbe. Ma non è questa la posta in gioco.

