Influenza aviaria: allarme per il nuovo virus H5N8

Una nuova ricerca pubblicata su Science mette in guardia dai rischi di zoonosi dell'influenza aviaria causata dal nuovo virus H5N8 (in circolazione già da dicembre).

tacchini

Due ricercatori cinesi hanno lanciato l’allarme per quanto riguarda il rischio che l’influenza aviaria provocata dal nuovo virus H5N8 possa diventare un problema per la salute dell’uomo in tutto il mondo.

Weifeng Shi del Shandong First Medical University and Shandong Academy of Medical Sciences di Ji’nan e George Fu Gao del Chinese Centre for Disease Control and Prevention di Pechino hanno pubblicato un articolo su Science che spiega che la diffusione in tutto il globo del virus dell’influenza aviaria (AIV il suo acronimo) H5N8 desta forte preoccupazione per la salute pubblica.

Questo virus, infatti, sta provocando epidemie continue sia in Europa che in Asia e Africa, provocando la morte di numerosi uccelli d’allevamento e selvatici (particolarmente gravela situazione in Francia). Inoltre casi di infezione umana da H5N8 sono stati segnalati già a dicembre per la prima volta.

Il fatto è che la pandemia da Covid-19 ha di fatto messo in secondo piano la diffusione di questo virus che, però, va tenuto sotto stretto controllo per evitare la diffusione nell’uomo e relative nuove pandemie. Il virus finora è stato ritrovato in pollame e uccelli selvatici in 46 paesi fra Europa, Asia e Africa.

Nonostante le misure di protezione messe subito in atto, con l’uccisione di milioni di uccelli per cercare di bloccare l’espandersi dei focolai (in Corea del Sud sono stati uccisi 5,6 milioni di polli), ecco che sette dipendenti di allevamenti di pollame in Russia sono comunque risultati positivi a questo virus.

La capacità di rapida diffusione del virus e quella di saltare le barriere di specie infettando anche l’uomo, fa sì che la sorvegliante di questa forma di influenza aviaria debba essere considerata una priorità non solo per il settore agroalimentare e per quello della tutela della fauna selvatica, ma anche per quello della salute pubblica mondiale.