Jake Paul: la sua vodka tatuata da 230 mila euro è sparita nel nulla

Jake Paul è stato pagato oltre 230 mila euro per tatuarsi una bottiglia di vodka: pochi giorni dopo, però, l'inchiostro era già sparito.

Jake Paul: la sua vodka tatuata da 230 mila euro è sparita nel nulla

Un tatuaggio che sparisce misteriosamente nel nulla è già di per sé un caso piuttosto bizzarro. Quando il tatuaggio in questione appartiene a una delle personalità più in vista di tutto internet (che per di più è stata pagata fior di quattrini per il disturbo), però, ecco che il tutto assume connotati quasi da inchiesta. Ci stiamo riferendo a quanto capitato a Jake Paul, famoso YouTuber e creatore di contenuti ora improvvisatosi boxer, che di recente è stato sfidato dal DJ e imprenditore britannico Charlie Sloth, comproprietario del marchio Au Vodka, a tatuarsi sul braccio destro una bottiglia del brand di alcolici in cambio di oltre 230 mila euro (235, a essere precisi).

Inchiostro vero o tatuaggio dei Polaretti?

vodka

Jake Paul, naturalmente, non si è tirato indietro e ha accettato la sfida: Il tutto è stato accuratamente registrato e poi pubblicato su YouTube: il video, che è un concentrato potenzialmente letale di tamarraggine, mostra il boxer e il DJ sul tetto di un grattacielo in quel di Dubai che sorseggiano vodka mentre un tatuatore si mette al lavoro per affrescare il braccio destro di Paul.

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Fin qui niente di strano: due personalità più o meno simpatiche di quella eterogenea dimensione che è l’internet che fanno scommesse relativamente stupide ma del tutto innocue per divertirsi e pubblicizzare i propri contenuti. I campanelli d’allarme, tuttavia, hanno cominciato a squillare nel momento in cui Paul è apparso sul ring per un incontro.

Torso nudo, braccia bene in vista – della ormai famosa vodka tatuata, però, non c’è alcuna traccia. I migliori Sherlock Holmes da social media si sono immediatamente attivati: “Jake Paul, cos’è successo al tuo tatuaggio?” ha scritto un utente. “È scomparso nel nulla!”. “Tommy Fury (l’avversario di Paul, ndr) deve avergli dato un pugno così forte da aver fatto cadere l’inchiostro” ha scherzato un altro utente su Twitter.

“Evidentemente il tatuaggio era della stessa qualità delle etichette reali” ha spiegato un terzo. “Davvero un’incredibile attenzione ai dettagli”. Insomma, il verdetto degli investigatori del cyberspazio è solamente uno: una semplice trovata pubblicitaria per attirare per una manciata di giorni l’attenzione mediatica sul prodotto in questione.

In definitiva niente inchiostro, niente tatuaggio, niente paghetta da centinaia di migliaia di euro – o almeno ce lo auguriamo: vi immaginare pagare 230 mila euro un vostro amico per farsi un tatuaggio finto, come quelli che a inizio anni duemila si trovavano nelle confezioni di Polaretti e che puntualmente sparivano alla prima doccia?