Non sappiamo quanti sarebbero stati pronti a scommettere che, dopo il clamoroso crollo del 2019, quando la catena Jamie’s Italian finì in amministrazione controllata con un debito di 83 milioni di sterline e la perdita di mille posti di lavoro, Jamie Oliver potesse decidere di riprovarci con la sua insegna storica, dedicata alla sua passione per la cucina italiana. Sette anni dopo quel disastro, lo chef più famoso della Gran Bretagna ha inaugurato un nuovo locale a Leicester Square, nel cuore di Londra, puntando su una formula decisamente diversa: un ristorante più piccolo e un menu molto più snello.
Il nuovo Jamie’s Italian

Ed Loftus, direttore globale dei ristoranti di Oliver e suo collaboratore da vent’anni, è l’uomo incaricato di trasformare questa riapertura in un successo e, nonostante gli anni di esperienza, la tensione si fa sentire, come ha raccontato lui stesso: “Ero nervosissimo. Riportare in vita qualcosa che ha fallito agli occhi del pubblico e del settore, e tutto il resto, ha portato sicuramente nervosismo e qualche notte insonne; nessuno vuole fare qualcosa e sbagliare di nuovo”. L’idea fissa di tutto il team è una sola: “Non vogliamo commettere di nuovo gli stessi errori, sarebbe la cosa peggiore al mondo”.
Tra questi errori c’è sicuramente la scelta delle location. In passato, i locali di Jamie’s Italian erano noti per gli spazi amplissimi, dimensioni che, con i prezzi al metro quadro nelle grandi città, rendevano i ristoranti economicamente insostenibili. Oltre a questo, i menu sconfinati che andavano dagli hamburger alle paste tradizionali non aiutavano nella gestione: da questo punto il cambiamento sarà netto.
“Non stiamo dando alle persone un’enorme quantità di scelta, non è un menu vasto”, ha infatti spiegato Loftus: “i prezzi sono diventati più accessibili e si è scelto di puntare su tagli di carne meno costosi ma di alta qualità. Per la nostra bolognese usiamo la spalla di maiale, non serviamo filetto o tagli di prima scelta”. Un altro grande assente è l’hamburger, che un tempo era il pezzo forte: “Non abbiamo un hamburger nel menu. Non vogliamo competere con tutti nel mercato di fascia media, vogliamo essere la migliore opzione italiana sul mercato”.
Nonostante i tempi duri per il settore dell’ospitalità tra inflazione e nuove tasse, Jamie Oliver ha voluto fortemente questa riapertura. Loftus ha raccontato che lo chef è stato coinvolto in ogni dettaglio, lavorando in cucina ogni giorno e curando personalmente i menu, scritti a mano. Per Jamie non si tratta solo di affari: “È stato uno dei progetti più emozionanti che abbia mai realizzato; ricevere una seconda possibilità è qualcosa che non a tutti capita di avere. È una cosa molto personale per lui”.
Tutto bene e tutti ottimisti quindi, ma la situazione economica globale resta incerta, e il nuovo direttore di Jamie’s Italian invoca già l’intervento del governo: “Penso sia abbastanza chiaro cosa stia succedendo nel mondo. A meno che le cose non cambino, i prezzi andranno in una sola direzione. Il settore vuole pagare di più le persone, ma sarebbe bene se il governo riconoscesse che l’IVA al 20% è troppo alta. La Germania ha l’IVA a una sola cifra, l’Irlanda ha avuto agevolazioni e molti altri paesi le hanno avute, quindi dovremmo guardare a questo. Se si intervenisse su questo, le persone potrebbero mantenere i prezzi e la gente potrebbe ancora permettersi di mangiare fuori”.
L’apertura del nuovo e rinnovato Jamie’s Italian si divide quindi tra un fisiologico entusiasmo per una seconda chance e le naturali preoccupazioni per il momento non felicissimo dal punto di vista economico e la consapevolezza che questa potrebbe essere davvero l’ultima possibilità per il Jamie Oliver ristoratore. Bisogna ricordare che, costi e menu troppo ampi a parte, i primi scricchiolii nel successo di Jamie’s Italian venivano dalle recensioni non proprio entusiastiche sulla qualità del cibo. C’è da sperare che anche questa lezione sia stata imparata.

