di Nunzia Clemente 1 Dicembre 2015
Jamie Oliver

Jamie Oliver, sì, lo stesso Jamie Oliver che cerchiamo invano di tenere lontano dalla cucina italiana, vuole convincere la gente a cucinare e a mangiare sano. Negli ultimi mesi si batte indomito per l’applicazione di una tassa sullo zucchero e sta seriamente rischiando di vincere malgrado le resistenze di David Cameron.

Per il premier inglese sarebbe una decisione impopolare, avrebbe contro le multinazionali che producono cibi e bevande nocive e fatturano miliardi in Inghilterra.

Ma un gruppo trasversale di parlamentari, compresi i conservatori colleghi di partito di Cameron, è tornato all’attacco: chiedono una manovra urgente per ridurre i cinque milioni di sterline annui che l’ NHS (National Health Service) è costretto a investire nella cura contro l’obesità.

I dati sono preoccupanti: disincentivare il consumo servirebbe a evitare le 70.000 morti all’anno collegate all’uso e all’abuso di zucchero, oltre che a ridurre il rischio del diabete di tipo 2, che costa ai servizi britannici 8,8 miliardi di sterline l’anno.

Cosa chiede quindi il fronte anti-zucchero insieme al manipolo di deputati? Oltre alla tassa del 20% sul prodotto, auspicano campagne di volti noti a favore della loro causa e indagini a tappeto sulle promozioni “prendi due, paghi uno”, oltre alla revisione della quantità di zuccheri nei cereali (che per ora, si attesta al 22,5%).

Esistono poi gli estremisti sugar-free: mirano alla tassazione delle bevande zuccherine, in quanto largamente utilizzate nella fascia 11-18 anni e che rappresentano il 29% del consumo giornaliero di zuccheri di un ragazzino britannico.

Jamie Oliver si rivolge in particolare alle catene di fast food, tempio della cornucopia glicemica, invitandole a una maggiore attenzione. Un esempio per tutti: gli esperti dicono che una cena media da Pizza Hut equivale a 48 cubetti di zucchero.

Mentre rivolgendosi alle principali catene di supermercati, il cuoco tv con la faccia da cantante di boy band anni Novanta, chiede un cambio radicale nella disposizione dei prodotti. Oggi la prima e ultima cosa che si incontra in un supermercato britannico è il banco dei dolci. Barrette, bibite e caramelle sono una tentazione irresistibile per i bambini che si lasciano incantare dai sapori zuccherini e disimparano a mangiare altro.

“Se ci fossero mele, mangerebbero mele”, chiosa Jamie Oliver.

Il problema quindi non sono gli occasionali strappi alla regola, ma uno stile di vita in gran parte privo di cultura alimentare che ha un peso insostenibile sui costi della sanità.

Che abbia ancora una volta ragione Jamie Oliver?

[Crediti | Link: Dissapore, The Independent]