di Anna Silveri 26 Luglio 2018
kitkat

La Corte di giustizia europea ha appena stabilito che a KitKat non spetta il marchio europeo per la proprietà intellettuale. Popolare lo snack Nestlè lo è senza dubbio, come la particolare forma a quattro dita, ma non abbastanza da essere associato nell’immaginario collettivo a chi lo produce.

Lo ha appena stabilito la Corte di giustizia europea confermando il parere espresso lo scorso aprile.

[Tutti possono copiare la forma del Kit Kat]

Nestlè, proprietaria del marchio Kit-Kat, porta avanti da anni una battaglia legale che in tempi recenti ha avuto come controparte il marchio norvegese Kvikk Lunsj (pronuncia come l’inglese “quick lunch”), oggi proprietà della multinazionale Mondelez.

Per quanto Kvikk Lunsj sia sconosciuto in Italia, i norvegesi ritengono lo snack simile nella forma al Kit Kat, ma dal sapore che ricorda Milka, una sorta di orgoglio nazionale.

Per 65 anni le barrette norvegesi, che esistono dal 1937, e Kit Kat, la cui produzione è iniziata due anni dopo, sono andati d’amore e d’accordo. Poi, nel 2002, Nestlè ha ottenuto la tutela del marchio in Europa.

[Ma quanti gusti di Kit Kat ci sono in Giappone?]

Quattro anni più tardi Mondelez, che oltre a Kvikk Lunsj possiedei marchi Cadbury, Milka, Oreo e Toberone, ha contestato la tutela: Nel 2007 è iniziata una nuova battaglia giudiziaria, riguardante questa volta la forma. In Belgio, Irlanda, Grecia e Portogallo Nestlè non è riuscita a provare che la forma del Kit-Kat fosse riconoscibile, ragione per cui il precedente riconoscimento è stato annullato.

Una battaglia persa, pare, quella di registrare a livello europeo tratti particolari di prodotti dolciari a base di cioccolata: Cadbury, negli anni passati, non ottenne la tutela per registrare una particolare sfumatura di viola, mentre nel 2006 Lindt non riuscì tutelare il marchio dei suoi coniglietti pasquali dorati con nastro rosso, perché anche la casa Riegelein produce coniglietti avvolti in carta dorata, e alla fine, davanti ai tribunali tedeschi, Lindt ha perso.

[Il sushi fatto col Kit Kat: ibridi alla moda in Giappone]

Perfino Mondelez stessa, certa che non si possa tutelare Kit Kat vista l’esistenza del Kvikk Lunsj, è invece certissima che lo si debba fare per il Toblerone, di sua proprietà.

Lo scorso anno il produttore britannico Poundland ha messo in commercio una barretta molto simile al Toblerone, anche se le file di triangoli al cioccolato sono due invece che una sola, sostenendo che non si trattava di violazione del marchio specie da quando il Toblerone ha cambiato forma e ridotto il peso nel Regno Unito.

La faccenda si era poi risolta in via stragiudiziale: quella che forse sarà la strada per risolvere anche l’annosa questione della forma dei Kit-Kat e i suoi numerosi imitatori.

[Crediti | Bbc]